Un anno di grazia: in ricordo degli ottocento anni della sua morte e della venerazione delle sue reliquie.

Arturo Di Sabato

LUCERA – San Francesco d’Assisi nacque nel 1182 da Pietro Bernardone, ricco mercante di stoffe e Pica de Bourlemont, detta donna Pica. Fu battezzato nella Chiesa di San Rufino. Iniziò a frequentare i lebbrosi, fino ad abbracciarli. Ma nella notte del 1205 avvenne l’episodio più bello della sua conversione: mentre pregava nella chiesa di San Damiano, il Crocifisso gli parlo per tre volte: «Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina»

Un giorno, andò a Foligno per vendere tutte le stoffe che aveva preso dal magazzino del Padre, consegnando il ricavato al sacerdote della chiesa di San Damiano.

Dopo qualche giorno si tenne il processo davanti al Vescovo di Assisi e una folla immensa, dove Francesco non solo restituì il denaro, ma si spogliò di tutto consegnando al padre i suoi vestiti, tanto che il Vescovo lo rivestì del suo mantello.

Aderì alla vita religiosa anche Chiara, che entrò prima nel Monastero Benedettino di Bastia Umbra e poi a San Damiano, mentre i frati si erano trasferiti alla Porziuncola riparata da Francesco dove morì il 3 ottobre del 1226. Da quest’anno grazie alla mozione di legge del governo approvata all’unanimità dal parlamento, il 4 ottobre sarà festa nazionale. Non dimentichiamo che San Francesco è Patrono d’Italia e alla sua intercessione affidiamo la nostra nazione, chi la governa, le famiglie, gli ammalati, i lavoratori, i sacerdoti, i giovani, perché sul suo esempio nasca nel loro cuore quell’ardore di essere uniti a Gesù. Non dimentichiamo la preghiera incessante per la pace!

Quest’anno ricorre l’VIII centenario della sua morte e migliaia di pellegrini da tutto il mondo si stanno recando ad Assisi per pregare sulla tomba di Francesco.

Dal 22 febbraio sono state esposte alla venerazione pubblica le sue spoglie mortali che proseguirà fino al 22 marzo. Ho avuto la gioia qualche settimana fa di recarmi ad Assisi, la città della Pace. È stato un pellegrinaggio bellissimo e doveroso. È stato molto emozionante sostare in preghiera sulle spoglie del Poverello. Non ha fatto impressione vedere quelle ossa (come qualcuno dice) anzi, nel venerarle mi sembrava di rivivere quel gesto di Francesco in quella piazza davanti al Vescovo, quando si è spogliato di tutto e si è rivestito solo dell’Amore di Dio. San Francesco, preghi per noi!