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Agricoltura al punto di non ritorno: chiesta al prefetto di Foggia la riconvocazione urgente del tavolo tecnico permanente

Davide Pellegrino 16/10/2026
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Dopo oltre due anni la crisi non è stata risolta, ma si è ulteriormente aggravata. Servono risposte concrete, tempi certi e misure realmente capaci di tutelare il reddito degli agricoltori». Il Tavolo Tecnico Permanente di Crisi dell’Agricoltura fu istituito il 31 gennaio 2024 dall’allora Prefetto di Foggia, Maurizio Valiante, su impulso del Coordinamento della protesta agricola, all’indomani della grande mobilitazione del 29 gennaio 2024, quando un corteo composto da oltre mille trattori raggiunse e attraversò la città di Foggia per richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla gravissima situazione del comparto agricolo. A distanza di oltre due anni da quella mobilitazione e dall’istituzione del Tavolo, le criticità allora denunciate non risultano risolte e, in diversi casi, si sono ulteriormente aggravate. Per questa ragione Roberto Carchia e Matteo Cartesiano, appartenenti ad Arpinova Borgo Rurale e al Coordinamento dei Presidi, e Giulio Capobianco, appartenente ad APUA – Associazione Produttori e Utenti dell’Agricoltura e al Coordinamento dei Presidi, hanno chiesto al Prefetto di Foggia la riconvocazione urgente del Tavolo Tecnico Permanente, affinché si torni ad affrontare in sede istituzionale una crisi che ha ormai assunto rilevanti dimensioni economiche e sociali. Il settore agricolo continua infatti a essere stretto tra costi di produzione sempre più elevati, prezzi di vendita insufficienti e una progressiva erosione dei redditi aziendali, con un numero crescente di imprese costrette a produrre sottocosto. Una situazione che ha raggiunto livelli tali da mettere in discussione la stessa convenienza economica a coltivare.

L’aumento dei carburanti, dell’energia, dei fertilizzanti, dei mezzi tecnici, dei trasporti e della manodopera ha ulteriormente aggravato i bilanci aziendali. In molti casi gli agricoltori si trovano davanti alla scelta se continuare a sostenere costi che non vengono più compensati dal valore riconosciuto alle produzioni. Si arriva così al paradosso di olive lasciate sugli alberi perché il prezzo di vendita non copre neppure i costi di raccolta e di terreni destinati alla semina del grano duro che rischiano di rimanere incolti perché i costi delle lavorazioni, del carburante e dei mezzi tecnici rendono antieconomico procedere alla nuova campagna. Quattro anni di calamità, costi alle stelle e prezzi agricoli in caduta Secondo i promotori, una corretta ed equa redistribuzione degli aiuti della Politica Agricola Comune avrebbe potuto contribuire in maniera determinante ad attenuare e superare questa grave crisi agricola, garantendo una maggiore protezione del reddito delle imprese proprio negli anni di maggiore difficoltà. Una crisi che ha costretto per anni numerose aziende a produrre sottocosto e che deriva principalmente da tre fattori:

1) il susseguirsi di quattro annate consecutive caratterizzate da gravi calamità e avversità climatiche, a partire dalla siccità del 2022, passando per il 2023, segnato anche da pesanti attacchi fungini favoriti dalle piogge tardive ed eccessive, sino alle ulteriori criticità climatiche che hanno interessato le campagne agricole 2024 e 2025;

2) la fortissima impennata dei costi di produzione, che ha interessato carburanti, energia, concimi, fitofarmaci, sementi, mezzi tecnici, manodopera, trasporti e lavorazioni agricole;

3) il crollo dei prezzi delle produzioni agricole, aggravato, secondo i firmatari, anche da fenomeni di importazione massiccia dall’estero, che esercitano una forte pressione sui mercati e sui prezzi riconosciuti agli agricoltori italiani. In questo scenario, gli aiuti comunitari avrebbero dovuto rappresentare un fondamentale strumento di compensazione e di tutela del reddito agricolo. «Gli aiuti PAC dovevano tutelare innanzitutto il reddito degli agricoltori» I promotori richiamano espressamente i principi posti alla base della Politica Agricola Comune e, in particolare, l’articolo 39 del Trattato di Roma, che individua tra le finalità della politica agricola quella di assicurare un equo tenore di vita alla popolazione agricola, anche attraverso il miglioramento del reddito di coloro che lavorano nel settore. Secondo Carchia, Cartesiano e Capobianco, una redistribuzione più equa delle risorse PAC direttamente a sostegno delle aziende e dei redditi agricoli avrebbe potuto fornire agli agricoltori gli strumenti necessari per resistere alle calamità, all’esplosione dei costi e al crollo dei prezzi. Viene invece fortemente contestato un modello che, a giudizio dei firmatari, ha destinato negli anni ingenti risorse a una continua proliferazione di programmi, bandi e progetti nell’ambito dei PSR e dei successivi CSR, senza riuscire a risolvere il problema principale del settore: garantire agli agricoltori una redditività sufficiente e la possibilità di vivere del proprio lavoro. Secondo i promotori, questo sistema, sostenuto a vari livelli da Ministero, Regione e tradizionali associazioni di categoria, avrebbe troppo spesso incentivato investimenti che hanno comportato nuovo indebitamento per le imprese agricole senza produrre un corrispondente miglioramento della loro capacità reddituale.

«Le risorse comunitarie – sostengono i promotori – avrebbero dovuto essere utilizzate innanzitutto per proteggere il reddito degli agricoltori e consentire loro di affrontare le emergenze. Invece troppe aziende si sono ritrovate con nuovi investimenti, nuovi debiti e gli stessi problemi di redditività di prima, se non peggiori». Le associazioni di categoria sul “tavolo degli imputati” Uno dei temi già emersi con forza nel Tavolo Tecnico Permanente istituito dal Prefetto Valiante il 31 gennaio 2024 riguarda proprio il ruolo delle tradizionali organizzazioni agricole. I promotori sottolineano come, già in quella sede, le associazioni di categoria fossero poste dal Coordinamento della protesta sul “tavolo degli imputati” e come, ancora oggi, venga loro attribuita una rilevante responsabilità politica e rappresentativa rispetto alla situazione in cui versa il comparto. Secondo il Coordinamento, le tradizionali organizzazioni di categoria non sarebbero riuscite negli anni a contrastare efficacemente il progressivo deterioramento dei redditi agricoli, il fenomeno della vendita sottocosto e l’aumento dell’indebitamento delle aziende. Una responsabilità che, nella valutazione dei promotori, deve essere affrontata apertamente nel nuovo Tavolo Tecnico, insieme alle responsabilità istituzionali e alle scelte compiute negli anni in materia di politica agricola.«Non servono più interlocuzioni: servono decisioni» La crisi agricola non viene considerata soltanto come un problema economico delle singole imprese. La perdita di redditività dell’agricoltura rischia infatti di produrre conseguenze profonde sull’occupazione, sull’indotto, sulla tenuta economica delle aree rurali, sulla sicurezza alimentare, sulla manutenzione del territorio e sulla capacità produttiva dell’intero sistema agroalimentare italiano. Per questo viene richiesto un intervento istituzionale immediato, concreto e coordinato. «Il mondo agricolo non può più attendere. Dopo oltre due anni non possiamo limitarci a constatare che i problemi sono rimasti gli stessi o sono addirittura peggiorati.

Chiediamo che il Tavolo Tecnico Permanente venga riconvocato con la massima urgenza e che si passi finalmente dalle interlocuzioni alla definizione di impegni precisi, tempi certi e soluzioni concrete e risolutive». L’obiettivo, concludono i promotori, deve essere quello di impedire che una crisi già gravissima raggiunga definitivamente il punto di non ritorno, con l’abbandono delle coltivazioni, la chiusura delle aziende e il progressivo impoverimento dell’intero territorio rurale.

Roberto Carchia Arpinova Borgo Rurale Coordinamento dei Presidi

Matteo Cartesiano Arpinova Borgo Rurale Coordinamento dei Presidi

Giulio Capobianco APUA – Associazione Produttori e Utenti dell’Agricoltura Coordinamento dei Presidi

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Davide Pellegrino

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