
LUCERA –Se si accende la televisione all’ora dei telegiornali nazionali, le immagini dei caselli bloccati e dei presidi alle porte delle città sembrano quasi svanire, relegate a brevi lanci di cronaca o del tutto ignorate. Eppure, nelle nostre strade, la protesta di chi lavora la terra e guida i Tir sta toccando livelli d’allarme mai visti.
C’è però un dettaglio che rende questa mobilitazione ancora più significativa e al contempo dimenticata:sta succedendo principalmente qui, nel Mezzogiorno d’Italia.
Mentre le grandi dirette tivù raccontano una realtà ovattata, nelle nostre piazze e lungo i nostri nodi viari la rabbia è palpabile. Anche Lucera ne è un esempio tangibile, un simbolo di questo disagio: trattori schierati, autotrasportatori fermi nei piazzali, agricoltori con le braccia incrociate e le mani segnate da una terra che produce ma non sfama più chi la coltiva.
A Lucera, come nel resto del Tavoliere e del Sud Italia, il caro carburante non è un dato statistico: è la condanna a morte di centinaia di piccole e medie imprese familiari. Qui il gasolio agricolo e il diesel per i camion non servono per fare speculazione, ma per garantire che i prodotti della nostra terra finiscano sui mercati di tutto il Paese. Quando fare il pieno costa più di quello che si incassa dalla vendita del grano, degli ortaggi o delle merci, l’intero sistema va in cortocircuito.
Non possiamo restare spettatori neutrali di fronte alla disgregazione del nostro tessuto economico e sociale. Dare voce a chi oggi scende in piazza a Lucera e in tutto il Mezzogiorno non è solo un dovere d’informazione, ma un atto di responsabilità e solidarietà verso le famiglie e i lavoratori che custodiscono il nostro territorio e mantengono in vita il Paese intero.
Di fronte a questa paralisi del Sud, sorge spontanea una duplice domanda:il Governo da che parte sta? E perché i TG nazionali preferiscono tacere?
La sensazione è che ci sia la precisa volontà di minimizzare. Quando la tensione sociale sale nel Mezzogiorno, i grandi media tendono a derubricarla a “questione locale” o fenomeno marginale, per evitare il rischio di panico collettivo o per non mostrare le lacune delle misure economiche adottate finora. Raccontare a reti unificate che la Puglia e il resto del Sud si stanno fermando per il prezzo insostenibile di benzina e gasolio metterebbe sul banco degli imputati le scelte fiscali del Governo e i mancati tagli strutturali alle accise.
Ma chiedere da che parte stia il Governo è un atto di doverosa chiarezza:
Sta dalla parte dichi produce e lavora sui territori, restituendo dignità e sostenibilità economica alle filiere locali?
Il silenzio mediatico può fare comodo ai palazzi del potere, ma non cancella la realtà di chi a Lucera e nel Mezzogiorno ha deciso di spegnere i motori per difendere il proprio lavoro. Se si ferma il Sud, si blocca l’intera nazione. È ora che le istituzioni ascoltino la voce che si leva dalle nostre strade e che questa redazione continuerà a raccontare con forza e senza filtri.
Di fronte a questo scenario,il nostro Direttore e l’intera Redazione intendono schierarsi in maniera chiara ed esplicita a fianco degli autotrasportatori e degli agricoltori.
Davide Pellegrino





