“Antò, fa caldo.” Ce lo diciamo da una vita, quasi per scaramanzia, come se bastasse nominarlo per sopportarlo meglio. Solo che quest’anno la battuta non fa più ridere nessuno.
Riceviamo e Pubblichiamo dal movimento politico “PIÙ SINISTRA” LUCERA
LUCERA –Il caldo record non è solo il termometro che sale. È che le nostre case, i nostri palazzi, non sono fatti per reggerlo. Girate per Lucera in un pomeriggio di luglio e guardate i balconi vuoti, le tapparelle abbassate anche alle sei di sera: la gente si chiude dentro perché fuori è un forno, ma spesso anche dentro non va meglio. Il 110% ha rifatto i cappotti termici pensando all’inverno, e in certi casi il risultato d’estate è che il calore resta prigioniero in casa insieme a chi ci vive — anziani soprattutto, che magari un ventilatore ce l’hanno ma il condizionatore no, o non se lo possono permettere acceso tutto il giorno.
E fuori? Non si pianta un albero da anni. Camminare sotto il sole alle due del pomeriggio, in certe strade senza un filo d’ombra, è diventata una prova di resistenza che nessuno dovrebbe dover superare solo per andare a fare la spesa.
Difficilmente si risolverà qualcosa con il solito numero verde o il consiglio da telegiornale di “evitare le ore più calde” — come se la gente potesse scegliere quando lavorare o quando portare la spesa a casa. Servirebbe qualcosa di più concreto: un piano caldo di quartiere, scritto nero su bianco nei documenti del Comune e nei piani di protezione civile, non un’idea buttata lì in un’intervista d’agosto.
E la parte che mi fa più rabbia è che non ci vogliono milioni di euro. Non serve nemmeno aspettare che crescano alberi che vedranno grandi i nostri nipoti. Bastano fioriere alte e piante in vaso vere, non quelle due palme decorative davanti al Comune, messe dove la gente si ferma davvero: fuori dalle scuole, davanti all’ospedale, alle fermate del bus. Un po’ di pergole leggere, anche fatte con vite americana o glicine, sopra i marciapiedi più esposti. Pitture bianche riflettenti sui tetti delle scuole e delle palestre — costano poco e dentro si sente la differenza subito. Tende, frangisole, qualcosa che tolga il sole diretto dalle finestre prima che i vetri diventino roventi.
E poi ci vorrebbero dei punti dove la gente possa davvero entrare e stare al fresco senza sentirsi un peso: gazebo nei posti di passaggio, e magari un accordo con bar, parrocchie, centri anziani, perché chi ha bisogno di sedersi cinque minuti con un bicchiere d’acqua e un po’ di aria condizionata possa farlo senza dover chiedere permesso a nessuno. Una mappa semplice, che la gente possa davvero consultare. E qualcuno — Caritas, Croce Rossa, l’Auser, i volontari che già ci sono — che vada a bussare o almeno telefoni agli anziani che vivono soli, perché sono loro quelli che rischiano di più e che meno chiedono aiuto.
Il caldo così non è più solo estate. È una questione di chi può permettersi di stare fresco e chi no. E questo, in una città come la nostra, dovrebbe pesare sulla coscienza di chi amministra tanto quanto una buca per strada o un lampione rotto.
Comunicato stampa
