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La testimonianza di Arturo Monaco Responsabile dell’AIFO – Lucera che quest’anno ha celebrato i 50 anni di attività.

Arturo Di Sabato

LUCERA– La testimonianza di Arturo Monaco Responsabile dell’AIFO – Lucera che quest’anno ha celebrato i 50 anni di attività. Il 30 Gennaio scorso si è celebrata la 69° Giornata Mondiale di Lebbra voluta da Raoul Follerau, giornalista e poeta francese nonché fondatore dell’AIFO (Associazione Italiana di Raolu Follerau)

La raccolta, la preghiera e la testimonianza per i lebbrosi si è propagata per tutto il mese di febbraio. L’Aifo lavora in 12 paesi del mondo con almeno cinquanta progetti: è una lampada che non si spegne mai.

Speriamo. L’Aifo è una Organizzazione non Governativa, sostenuta dal mondo del volontariato, ha un suo statuto così come previsto dalla legge italiana, diventa partner con lo Stato nel senso che sposa con i Ministeri appositi alla cooperazione e allo Sviluppo dei paesi del Terzo mondo e non solo; dunque sia con i propri fondi sia con i fondi dello Stato, opera progetti a livello mondiale che durano anche 6-7 anni fino loro completamento.

Questi progetti riguardano solo la lebbra?

No. Non solo lebbra, perché ringraziando il Signore dopo tanti anni come malattia è stata sconfitta. Non si è scoperto ancora il vaccino per questa antichissima malattia, ma ormai ci sono farmaci tali che permettono ai contagiati di guarire se presi in tempo.

Posso chiederti come risponde la gente all’AIFO?

Certo. Possiamo dire con cognizione di causa che la gente risponde generosamente.

Io come tanti altri amici nel 1972 partimmo per aggregarci all’AIFO e posso attestare parlando del nostro territorio, della diocesi che la gente è stata sempre generosa per aiutarci a raggiungere grandi obiettivi per i malati di lebbra.

Come hai conosciuto Raoul Follerau?

Eravamo membri del Gruppo della Milizia dell’Immacolata e oltre la preghiera volevamo fare qualcosa in più, passare dalle parole ai fatti e ci iscrivemmo all’AIFO. Partecipammo agli incontri nazionali, zonali fino ad avere la fortuna di incontrare a Bologna Raoul Follerau, che fu l’ultima volta che scese in Italia. E’ stata un esperienza bellissima ed indimenticabile.