Cattura

PER SARE MAMOUDOU

La tragedia degli innocenti è quella che ha portato nuovamente Lucera alla ribalta della cronaca nazionale.  Purtroppo, ancora una volta, i media nazionali non hanno potuto raccontare di una città per la sua storia, per le sue bellezze e per le sue tradizioni, ma solo per una triste storia di cronaca nera. Questa volta i fatti raccontano di fucilate ai danni di due braccianti del Burkina Faso, uno rimasto ucciso mentre l’altro è in prognosi riservata.

Secondo i primi rilievi fatti dalle autorità sembrerebbe trattarsi di un tentato furto di meloni sfociato in rissa, poi l’inseguimento da parte dei proprietari del podere che avrebbero subito il furto e quindi il triste epilogo,  fucilate mortali contro i due africani.
Come siano andati davvero i fatti lo stabilirà la giustizia ordinaria, a noi interessa focalizzare l’attenzione su altre questioni.
Innanzitutto il problema principale è quello relativo alla questione sicurezza, quella dei braccianti e quella degli agricoltori. Ancora una volta i braccianti, sotto il limite tollerabile di dignità, si ritrovano a dover rubare (sempre che l’abbiano fatto) per poter mangiare dopo aver trascorso 12-13 ore nei capi di lavoro per pochi euro. Sappiamo tutti da dove vengono, dove sopravvivono, ma con unacerta pervicacia si gira lo sguardo dall’altra parte perché a noi quelle macchine e furgoni sgarrupati  in giro per le nostre campagne fanno comodo, e chi se ne importa se vengono a morire qui dopo aver schivato la morte in mare su un barcone, a noi servono braccia forti e corpi temprati per le nostre conserve di pomodori,  se poi vanno a morire a Rignano o a Vaccarella affari loro perchè i nostri sono al gusto di succosi San Marzano.

Dall’altra parte abbiamo gli agricoltori, nel caso specifico una famiglia conosciuta in città, una famiglia semplice, dedita al lavoro, un padre ed un figlio anch’essi in qualche modo vittime, anch’essi innocenti, non che si voglia giustificare il gesto estremo che stiamo raccontando, sia chiaro, non esistono motivi validi per privare un uomo della propria vita, ma raccontiamo di persone conosciute perché lontane dalle logiche di violenza, persone sempre educate e rispettose. Allora alla luce di quanto raccontato, che cosa ha potuto far scaturire tanta ferocia e determinazione nel compiere il folle gesto di uccidere, di privare un uomo della propria vita?

Gli agricoltori più di tutti sono esasperati, quotidianamente ormai apprendiamo notizie di ingenti furti nelle campagne perpetrati non da immigrati ma dalla criminalità locale,  si sentono abbandonati e senza protezione da parte dello Stato, non sono più in grado di stabilire con lucidità il limite massimo di autodifesa, sparano a vista, ma questa volta a rimetterci la pelle è stato un immigrato che magari aveva solo bisogno di mangiare qualcosa, certamente non avrebbe potuto cambiare le sorti della propria vita con qualche melone rubato.

Tocca registrare che anche in questa occasione una bella fetta di lucerini si è contraddistinta per i commenti volgari, violenti e degni del peggiore odio sociale e razziale nei confronti delle vittime.  Non che la cosa stupisca più dopo le ormai note dichiarazioni di alcuni rappresentanti dell’attuale maggioranza che anche in questa occasione, purtroppo, non sono mancate, alimentando con incoscienza, incompetenza e totale mancanza di senso istituzionale, un clima di odio ed intolleranza che già da tempo ormai serpeggia in città, soprattutto nei confronti degli immigrati, per cui se lo fa lui figuriamoci se non posso farlo io avranno pensato gli illuminati difensori della legalità nostrana. Stupisce la mancanza assoluta di analisi, di comprensione di un fenomeno ormai irreversibile – quello della migrazione economica- e l’assoluta mancanza di pietas verso chi ha fame.  Tutti a giustificare chi ha sparato senza nemmeno conoscere le reali dinamiche dei fatti, tutti ad applaudire i giustizieri fai da te, nessuno che si chiede perché si arriva a rubare due meloni di notte.

Nessuno che si chiede perché un agricoltore ha imbracciato un fucile e si è difeso da sé, che poi difendersi da cosa? Dalla fame e dalla disperazione di questi uomini?  Nessuno che si chiede come si può distruggere la vita propria e quella altrui per il furto di alcuni meloni,  una reazione spropositata ad un’azione di certo illecita ma non meritevole di una punizione armata.
Restiamo umani, per favore restiamo umani. Basta con gli insulti in rete, basta col dagli al negro, basta coi razzismi più o meno velati fatto di silenzi e ammiccamenti. Basta con l’alimentare odio razziale senza appello soprattutto da parte di chi siede tra i banchi del Consiglio Comunale perché autorizzano i cittadini ad usare la violenza rendendosene complici, le parole sono pietre.
La situazione congiunturale economica  è grave per tutti, ma non si può abdicare alla dignità umana.  La tensione sociale potrà solo aumentare se non si condanna a voce alta la violenza da qualsiasi parte arrivi.  La giustizia fai da te non serve a nessuno, serve la giustizia sociale che dà una sistemazione  ed un salario  decoroso ad ogni cittadino, anche immigrato, che difenda le proprietà di tutti, ma soprattutto serve una giustizia che dà dignità a tutti.

Lucilla Calabria e  Giuseppe Forte

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