LUCERA– Si è chiuso in primo grado il processo per la tragica morte diGianluigi Esposito, il netturbino lucerino di 56 anni deceduto dopo una lunga agonia a seguito di un violento pestaggio. Il Giudice per l’udienza preliminare (Gup) del Tribunale di Foggia ha condannato a10 anni di reclusioneil 29enneF.C, anch’egli di Lucera, giudicato con la formula del rito abbreviato.
La sentenza ha visto una significativariqualificazione del reato: il giudice ha infatti derubricato l’accusa da omicidio volontario – come sostenuto dalla Procura dauna – aomicidio preterintenzionale, accogliendo la linea della difesa. La pubblica accusa aveva inizialmente richiesto una pena più severa, pari a 14 anni di carcere. Al condannato non sono state concesse le attenuanti generiche. Le motivazioni del verdetto saranno depositate entro i prossimi quindici giorni.
I fatti risalgono al15 luglio 2024. Gianluigi Esposito si trovava in via Canova, a Lucera, intento a svolgere il proprio turno di lavoro, quando fu brutalmente aggredito e colpito ripetutamente. Le lesioni riportate fin da subito si rivelarono gravissime, dando il via a un doloroso calvario clinico.
Tra continui ricoveri e delicati interventi chirurgici nel disperato tentativo di salvargli la vita, il cuore del 56enne ha smesso di battere il28 marzo 2025in un ospedale di Bari, a distanza di otto mesi dall’aggressione.
Nel corso del procedimento penale si sono costituiteparte civilela madre e una delle sorelle della vittima, che hanno assistito alla lettura della sentenza.
Nonostante la conclusione del processo di primo grado, resta un profondo cono d’ombra sulla vicenda:il movente. Ad oggi, infatti, non è ancora stata fatta piena luce sulle motivazioni e sulle cause scatenanti che hanno spinto il 29enne a compiere il violento pestaggio costato la vita allo stimato operatore ecologico.
La Redazione
