LUCERA –Chi pensa che la partita elettorale sia già scritta rischia di sbagliarsi di grosso. La sensazione, invece, è che la partita sia tutt’altro che chiusa e che nelle prossime settimane possano ancora cambiare molti equilibri.
C’è infatti un’incognita che agita i sonni di molti: Antonio Tutolo. La possibile sintonia tra il consigliere regionale e il ventre della città potrebbe cambiare il verso di una campagna elettorale che, fino a ieri, sembrava destinata a trasformarsi in uno scontro tra una destra divisa e rissosa e un campo quasi largo, sempre più fragile e pieno di incognite.
Negli ultimi anni le battaglie condotte da Tutolo hanno toccato temi concreti e molto sentiti dai cittadini: la questione dell’acqua, la galleria del Passo del Lupo, il riequilibrio della spesa farmaceutica.
Temi reali, problemi veri. E molti di quelli che, in passato, lo avevano liquidato con sufficienza come il capo del populismo, nel tempo hanno dovuto ricredersi. Su molte questioni, alla fine, aveva visto giusto.
Poi c’è un precedente politico che ancora pesa nella memoria della Capitanata: la vittoria contro la corazzata di Cusmai, sostenuta da una macchina elettorale poderosa. Una sfida che sembrava segnata in partenza e che invece dimostrò come, quando si crea un rapporto diretto con il territorio, anche le strutture politiche più organizzate possono essere battute.
Ecco perché oggi Tutolo è un problema politico vero.
La sua eventuale candidatura a consigliere comunale equivarrebbe, di fatto, all’apporto elettorale di una lista in più dentro qualsiasi coalizione.
Ma nelle ultime ore tra gli osservatori politici lucerini circola anche un’altra domanda, forse ancora più interessante: e se il candidato non fosse uno dei suoi fedelissimi?
Se invece la scelta dovesse cadere su una figura esterna, capace di intercettare quel ventre della città che negli ultimi anni ha dimostrato di seguire con attenzione le battaglie del consigliere regionale?
Uno scenario del genere cambierebbe completamente gli equilibri della competizione elettorale.
Perché in quel caso la partita si riaprirebbe davvero.
Del resto, la politica lucerina di queste settimane sta mostrando tutta la sua instabilità. Assistiamo a coalizioni che cambiano posizione nel giro di ventiquattr’ore, a veti che diventano accordi e a schieramenti che si ridefiniscono continuamente.
In questo contesto diventa sempre più evidente una cosa: Lucera ha bisogno di una nuova classe dirigente.
Una classe dirigente capace di schivare trasformismi e opportunismo, e di riportare la politica su un terreno di serietà, coerenza e responsabilità verso la città.
Perché quando le alleanze nascono e muoiono nel giro di un giorno e quando i “no” diventano “sì” con troppa facilità, significa che la politica ha smarrito la bussola.
E allora la domanda diventa inevitabile: chi avrà davvero il coraggio di cambiare il gioco?
Perché altrimenti, come direbbe Lino Banfi, alla fine saranno davvero… volatili per diabetici.
La Redazione



