LUCERA –C’era una volta il “problema del sabato sera” confinato nei centri storici o davanti ai locali notturni. Oggi, a Lucera, la mappa del dibattito sulla sicurezza urbana si ridisegna attorno a un’insegna luminosa con una grande “M” gialla. La riapertura lampo del McDonald’s di Lucera, decisa dal Tar a tempo di record dopo il decreto di chiusura di dieci giorni firmato dal Questore di Foggia, è la fotografia perfetta di un cortocircuito dei nostri tempi: quello tra lo sviluppo commerciale, le dinamiche di aggregazione giovanile e i limiti della responsabilità imprenditoriale.
Inaugurato da poco più di trenta giorni, il punto vendita era diventato un polo d’attrazione fortissimo, ma anche il catalizzatore di tensioni, schiamazzi e intemperanze che hanno spinto Polizia e Carabinieri a chiedere il pugno di ferro. La Questura ha applicato l’articolo 100 del Tulps (il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza), una misura nata storicamente per sospendere le licenze dei locali che diventano “ritrovo di persone pregiudicate” o tumultuose.
Ma i legali della multinazionale hanno sollevato una questione sacrosanta nel diritto moderno:si può punire un’azienda per i comportamenti incivili tenuti da liberi cittadini sul suolo pubblico?
Il Tar per ora ha scelto la via della prudenza commerciale, accogliendo la sospensiva e permettendo al locale di riprendere il lavoro. I giudici hanno capito che dieci giorni di serrata significano danni economici pesanti e contratti a rischio per i dipendenti, spesso giovanissimi del posto.
Tuttavia, la vera partita comincerà quando si entrerà nel merito. La futura sentenza non riguarderà solo Lucera, ma stabilirà un principio fondamentale per tutti i commercianti d’Italia:
- Un locale è responsabile solo di ciò che accadedentrole sue mura?
- Oppure ha il dovere di vigilare (e come, visto che non ha poteri di polizia) anche sui marciapiedi e sui parcheggi circostanti?
Mentre i giuristi studiano le carte, la città intera osserva. La riapertura di questa mattina restituisce il lavoro ai dipendenti e un punto di ritrovo ai ragazzi, ma non cancella il problema alla radice. La sfida, adesso, passa nelle mani del Comune e delle forze dell’ordine: dimostrare che lo sviluppo e la vivacità di una città possono convivere con il rispetto delle regole e della tranquillità di tutti. Senza bisogno di dover trasformare i giudici del Tar in arbitri della movida.
La Redazione
