LUCERA – Il weekend politico appena trascorso ha segnato un passaggio cruciale nella definizione delle nuove geometrie variabili che, ormai stabilmente, si muovono tra le stanze di Palazzo di Città.

Nelle “mariole” della giacca del sindaco sembrano convivere due possibili coalizioni: nella tasca sinistra un’alleanza con il Partito Democratico, in quella destra un’intesa con Forza Italia.

La tormentata vicenda del “Campo Largo” si è rivelata una vera iattura. I dissidenti del partito guidato da Elly Schlein – quelli che spingono per un’intesa con l’area tutoliana – hanno provocato un cortocircuito nella strategia delle mani libere rivendicata da Pitta.

Da un lato il sindaco ha dovuto ribadire la propria collocazione nel centrosinistra; dall’altro ha incassato l’aut aut del segretario provinciale dem, che ha scandito senza mezzi termini: «Un Pd impicciato in una coalizione con forze di centrodestra il simbolo lo vede solo col binocolo».

La riunione convocata ieri per sciogliere i nodi del possibile schieramento pro-Pitta si è trasformata, secondo indiscrezioni, in una prova di equilibrismo politico al limite dell’improbabile.

All’ennesimo penultimatum dei forzisti – che chiedevano una scelta netta – sarebbe seguito un confronto in una stanza contigua, in perfetto stile camera caritatis, tra il sindaco e i rappresentanti di Forza Italia, mentre nell’altra sala proseguiva l’incontro ufficiale con le altre forze politiche.

Due discussioni parallele, due tavoli, due livelli di interlocuzione. E soprattutto, il sospetto che non tutti fossero messi a conoscenza di ciò che si diceva nella “seconda stanza”. Un vero rompicapo politico.

Intanto all’orizzonte si profilano tre, forse quattro, possibili coalizioni. E cresce l’attivismo di Demaio, sempre più tentato dall’idea di candidarsi a sindaco. Il suo dinamismo non è certo una sorpresa e sarebbe emerso anche nell’ultimo incontro del Campo Largo, dove la lista Lucera al Centro avrebbe più volte preso le distanze dalle posizioni delle truppe del primo cittadino.

Nel frattempo, in casa Pd – assente all’incontro – cova il fuoco sotto la cenere. È scontro interno. C’è chi ipotizza una coalizione “di emergenza”, sul modello Draghi, destinata a esaurirsi a maggio, e chi invece ritiene che l’esperimento debba proseguire oltre la fase transitoria.

La Redazione