LUCERA – È andato in scena il 26 novembre al Cinema Teatro dell’Opera (via Giordano Bruno, 5) il recital “Lucera canta per le donne – Dall’abuso alla cura: un viaggio nell’opera”. Una serata che ha coniugato qualità artistica e valore civico, trasformando il repertorio lirico in una trama di consapevolezza: dall’ombra della gelosia e del controllo, alle ferite e alla resilienza, fino alla luce di relazioni fondate sul rispetto. Sul piano musicale, l’esito è stato netto. Il soprano Nunzia Santodirocco ha offerto un’interpretazione di pregio, sorretta da un magistero tecnico di prim’ordine e da un fraseggio attentissimo che si è tradotto in una linea di canto proposta senza indecisioni, sempre aderente allo stile di ogni aria richiesta dalla impegnativa scaletta. Particolarmente convincente l’accesso al luminoso settore medio-acuto, affrontato con naturalezza e brillantezza, senza irrigidimenti, e con un’espressività capace di restituire la parola scenica mantenendo la continuità del disegno melodico. Il tenore Paolo Spagnuolo, dotato di cospicue doti vocali, ha esibito una generosità di canto che si è tradotta in slancio teatrale, proiezione efficace e accento saldo. Il momento culminante della sua prova è stato un “Nessun dorma” di forte impatto, costruito con progressione e sicurezza, fino a un epilogo che ha raccolto l’adesione calorosa del pubblico e ha segnato, simbolicamente, il passaggio verso la sezione conclusiva del percorso narrativo. Determinante, nel tenere insieme registri e atmosfere, il M° Vincenzo Galassi: un pianismo sensibile, il suo, misurato e sempre partecipato, capace di sostenere le voci senza invaderle e di modellare l’insieme con naturalezza. Adeguando il colore e la densità del tocco, ha accompagnato il programma con coerenza, facendo del pianoforte non un semplice supporto, ma un elemento narrativo. Intense le suggestioni evocate durante il preludio al III atto tratto da “La Traviata” e pregevole l’abbandono e la sospensione eterea durante l’esecuzione del brano “Clair de Lune” di Debussy.
Accanto all’arte, il peso del messaggio. «Questa serata ha avuto una forza evocativa rara: la musica parla al cuore, ma può anche aprire gli occhi», ha dichiarato l’assessore alle Politiche sociali Luigi Granieri. «Come Amministrazione abbiamo voluto con convinzione questo evento perché il tema riguarda la comunità intera e chiama tutti a una responsabilità concreta». Per l’assessore alla Cultura Mariangela Battista «la cultura non è un ornamento, ma un presidio: abbiamo sostenuto fortemente l’iniziativa perché il linguaggio dell’arte arriva nelle coscienze e cambia lo sguardo sulle relazioni». Soddisfazione anche dalla presidente della cooperativa “Il Filo di Arianna”, Barbara Patetta, soggetto promotore dell’iniziativa e gestore del servizio CAV: «C’è bisogno di momenti così, densi di significato. Ringrazio gli artisti per la qualità e la sensibilità con cui hanno interpretato il percorso e ringrazio il dott. Carlo Lo Zito, responsabile unico di progetto per il servizio CAV, che ha creato l’evento da zero, essendo l’autore della struttura drammaturgica e della sequenza musicale. Il suo è stato un contributo personale e gratuito alla causa, cui non ha fatto mancare un intenso supporto amministrativo, indispensabile alla riuscita dell’iniziativa». Una serata, insomma, in cui la bellezza non è stata evasione, ma scelta: la scelta di ascoltare, riconoscere, prendere posizione.
Comunicato stampa
