E di sociologia, note di letteratura e di storia locale. Fu quindi inviato dal “Pungolo di Napoli” negli USA a studiare i problemi dell’emigrazione. Dalle principali testate di Philadelphia, di San Francisco, di Boston, di Chicago e di New York, Colucci denunciò le condizioni di vita degli emigrati Dopo i primi quattro convegni su Antonio Salandra, Luigi Zuppetta, Gaetano Pitta e Donato Menichella, proseguono al Circolo Unione di Lucera gli incontri “Personalità Capitali”, che lo storico Sodalizio di Piazza Duomo sta dedicando alle più eminenti personalità politiche e intellettuali di Lucera e dei Monti dauni nell’anno in cui la Città è capitale regionale della cultura.
Venerdì 21 novembre p.v., infatti, alle ore 18:30, si parlerà di Giuseppe Colucci (1876-1945), avvocato, giornalista e romanziere lucerino, vissuto tra il 1876 e il 1945.

A illustrare la figura e l’opera letteraria del “Bruno Cicognani delle Puglie”, che amò Lucera dello stesso scontroso e fedelissimo amore che trattenne fra le mura cittadine altri nobili uomini come Oreste Frisoli, Gaetano Pitta e Francesco Lastaria, sarà il prof. Raffaele De Vivo, docente di Lettere, Filosofia e Storia e Dirigente scolastico presso l’I.I.S. “F. Moretti” di Lumezzane (BS) e il Liceo “R. Bonghi” di Lucera, già assessore alla Cultura della Città di Lucera, componente del Consiglio di Amministrazione del Consorzio per l’Università di Capitanata, del Consiglio di Amministrazione della Fondazione “Pasquale e Angelo Soccio” e socio del Club per l’UNESCO di Lucera e del Comitato di Foggia dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano.
Alla profondità giuridica Colucci associava amore e versatilità letteraria, tanto da divenire “il maggior narratore di cui Lucera si onora” (Dionisio Morlacco). Come pubblicista cominciò a collaborare al “Foglietto” di Lucera con scritti di politica italiani, mantenendo vivo il loro sentimento nazionale e il legame con la patria. Fu questa esperienza a rinvigorire in lui l’ideologia socialista.
Rientrato in Italia (giugno 1908), accanto all’attività forense, divenne autore raffinato e ammirato di romanzi storici che diedero un prezioso contributo al rilancio letterario e spirituale che doveva risorgere contro quella che fu detta la letteratura ambrosiana del dopoguerra, rappresentando, con grande intuito di psicologo, le più diverse vicende umane. I suoi primi romanzi: “Erbe Verbene” (1921), “Fiamme prodigiose” (1922), “La Ribalta dei Piccoli” (1925) e, soprattutto, “Quei di Sampiè” (1928) destarono interesse per la loro struttura fantasiosa, non disgiunta da grande delicatezza e sensibilità e furono accolti con unanime consenso di lettori e di critica. Seguirono “Il Marchese Escalante” (1930), “I volti del sogno” (1932), “Pozzo Rubino” (1933), “Claudia fanciulla antica” (1936), “Settimia regina d’Oriente” (1937), “L’ombra implacabile” (1938), “L’esaltazione della Croce” (1940), ai quali vanno aggiunti novelle, bozzetti, quadretti di ambiente e di vita paesana apparsi su diversi giornali, come il “Foglietto”, “Il Popolo Nuovo di Foggia” e la “Gazzetta della Capitanata”, ove pubblicò a puntate memorie studentesche con prosa limpida e scorrevole. Di sicuro interesse per la storia locale restano invece le sue cronache lucerine al tempo dell’occupazione francese dal titolo “Un dramma in Convento” e il romanzo incompiuto “Il Marchese di Villabianca”, quadro di vita lucerina settecentesca apparso sul “Foglietto”, nel 1905.
Acclamato conferenziere, nel novembre 1921 restò memorabile negli ambienti culturali della città la commemorazione del poeta e drammaturgo Umberto Bozzini, tenuta a pochi mesi dalla prematura scomparsa del drammaturgo.
Di lui Riccardo Bacchelli scrisse: “Rimpiango l’amico, onoro lo scrittore, integro e gentile così come l’uomo, che degnamente ha rappresentato un costume di civiltà e di cultura dell’intelletto e dell’animo, nella nobile e cara Lucera”.
Ringraziandovi per l’attenzione e la partecipazione vi aspettiamo numerosi.
Comunicato stampa
