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alberona

di Pasquale Trivisonne

LUCERA (05 marzo) - Gli articoli pubblicati su questo sito e l’intervista al Direttore di Adesso il Sud, pubblicata su l’Attacco, relativi alla violenza subita dalla ragazzina di Alberona, come era prevedibile, hanno provocato accese discussioni all’interno della comunità alberonese.

Questa sana reazione della comunità è esattamente quello che volevamo provocare con i due scritti in cui, ponendo domande scomode, ci eravamo prefissi lo scopo di interrogarci sui motivi e sulle responsabilità che rendono possibili vicende di questo tipo. E’ chiaro che se ci limitavano a pubblicare solo il comunicato del Comando Prov.le dei Carabinieri, non avremmo provocato nessuna discussione, non sarebbero sorte  polemiche e probabilmente, di questo fatto, se ne sarebbe parlato solo in qualche capannello lungo il muraglione del paese...

Aver posto degli interrogativi scomodi, relativi alle responsabilità di chi doveva controllare e non lo ha fatto e sulla cultura omertosa, che spesso caratterizza le vicende di violenza in cui sono coinvolti i minori, ha provocato il risentimento di qualcuno, interessato soprattutto al fatto che con questa vicenda è stato infangato il nome di Alberona.

E’ doveroso ricordare che in tutte e due gli articoli è stata citata la città, dopo che il nome di Alberona era apparso su Rai 3 e su diverse radio e televisioni a diffusione nazionale.

Ma è lo stesso comunicato del Comando Prov.le dei Carabinieri di Foggia che parla di Alberona, descrive quello che è successo e il testo, tra l’altro, è stato ripreso integralmente da numerosi siti on-line locali e nazionali.

Negli articoli pubblicati su Adesso il Sud, non ci sono foto, vie, nomi, cognomi, sigle,  nulla di nulla che possa far ricondurre alla ragazzina e alla sua famiglia.

A questo punto aveva senso non citare la città quando ormai il suo nome era noto a tutti?

Inoltre, come è possibile per un estraneo risalire alla vittima e alla sua famiglia conoscendo solo il nome della città?

Questa  polemica, ci sembra un tantino capziosa,  soprattutto se è fatta da chi ha qualche interesse da difendere. Un altro punto dibattuto è quello relativo al riferimento al clima omertoso che spesso caratterizza queste vicende. E’ un fatto che spesso le violenze che avvengono tra le mura domestiche non ricevono giustizia, perché intorno ad esse si crea una cappa di silenzio e di complicità, spesso inconsapevole, che a volte sconfina nell’omertà vera e propria. Affermare questo non significa che chi abita in un posto dove avviene una violenza di questo tipo è un omertoso, questa è una stupidata colossale che nessuno ha mai inteso affermare.

Questo è un semplice principio su cui si è scritto molto e tanti studiosi di questo fenomeno, tra cui Francesco Montecchi, uno dei massimi esperti italiani, ex psicoterapeuta dell’ospedale Bambin Gesù di Roma e autore di numerosi libri su questo tema, vedono proprio nel clima omertoso una della cause che rendono possibile queste violenze.

L’omertà che caratterizza le violenze a sfondo sessuale è un fatto culturale che contrassegna tutta l’Italia dove, nell’arco della propria vita circa 7 milioni di donne dall’età compresa tra i 16 ed i 70 anni sono state vittime di violenza fisica o sessuale, circa 5 milioni hanno subito violenze sessuali, circa 1,4 milioni hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni, circa 4 milioni hanno subito violenze fisiche e circa 1 milione ha subito stupri o tentati stupri.

Se poi qualcuno vuole creare polemiche perché è più preoccupato al buon nome della città, che alle responsabilità e a quello che non è stato fatto per evitare questa tragedia, è un problema tutto suo, su cui noi non possiamo assolutamente nulla.

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