
TRIVISONNE ALL'INTERNO: I MOSTRI DI ALBERONA!
HANNO SBAGLIATO PROPRIO TUTTI: ISTITUTO DI ACCOGLIENZA, ASSISTENTI SOCIALI, SERVIZI SOCIALI, TRIBUNALE DEI MINORI DI BARI
di Ciro Miele
LUCERA (01 marzo) - La fine di un incubo, causato dalla solita macchinosità burocratica del nostro Stato. Due violenti maniaci sessuali consegnati alla giustizia dopo che l'apparato dei servizi sociali ha consegnato loro la vittima. I due pericolosi alberonesi sono stati arrestati dai carabinieri sabato mattina. Ma cosa è successo?
La piccola e sfortunata protagonista di questa vicenda viene tolta, quattro anni fa alla sua famiglia, indigente, senza fissa dimora e con due genitori ubriachi e violenti. Viene, quindi, affidata dal Tribunale dei Minori di Bari ad una delle strutture presenti sul territorio. L’affido a tali strutture deve, a tenore della normativa in materia, non oltrepassare la durata di anni due, dovendosi, in difetto di un rientro in famiglia, procedere ad un affido familiare con eventuale successiva adottabilità.
Per la piccola Anna, come purtroppo per molti altri, questo però non avviene perché, d’improvviso, spuntano dal nulla i nonni. Il Tribunale decide che questi nonni, mai comparsi, mai esistiti nella vita della piccola, siano "GIUSTI ED IDONEI", ad occuparsi della minore. Demandano a tale scopo ai servizi sociali un’indagine conoscitiva dei “premurosi” nonni, , indagine che, manco a dirlo, li promuove a pieni voti.
E così tutti sono felici: i nonni possono avere la nipotina per il week end, la struttura affidataria continua a tenerla presso di sé durante la settimana, il Tribunale ha finalmente reintrodotto una minore nella sua famiglia d’origine.
E la bambina? Anna durante i week end nella sua nuova e felice famigliola, veniva abusata, maltrattata, violentata dal suo “nonnino”, dal suo “zietto”, il tutto con il benestare del resto della famigliola!
Pensate che al rientro nella struttura dopo i suoi felici week end in famiglia qualcuno si sia accorto di quello che accadeva alla piccola Anna? Macchè. L’assistente sociale che ha redatto "l’ottima" relazione sulla famiglia era troppo sicura del suo operato, e la struttura? Beh, la struttura aveva quale unica e sola preoccupazione che la piccola rientrasse. Nessuno, ha mai notato il suo disagio, la sua sofferenza. Forse perché queste strutture non hanno una figura preposta a ciò!
E il Tribunale? Ma cosa può mai fare un Tribunale che dorme su sette cuscini in presenza di splendide relazioni sulla struttura e sulla famiglia?Per esempio, avrebbe potuto e dovuto ordinare dei controlli, delle verifiche sui servizi sociali, sulla struttura, sulla famiglia ma, ahimè, niente di tutto questo. Eppure dopo i tristi fatti salta fuori la notizia che il nonno era recidivo, già sottoposto ad indagini per molestie sessuali. A questa persona i Servizi Sociali, la struttura, il Tribunale hanno affidato una bambina!
Come è stato possibile allora arrivare all’agghiacciante verità? Grazie all’ausilio di volontari esterni alla struttura, esterni ai servizi sociali, esterni al Tribunale, persone estranee a qualsivoglia interesse, mosse solo dall’impulso naturale a difendere soggetti indifesi. Ma questo non era il loro compito, questo era compito di chi con troppa superficialità ed indifferenza aveva promosso il rientro della minore in famiglia.
Di chi è, quindi, la responsabilità di quanto è accaduto? Chi restituirà alla piccola Anna i suoi giorni persi, il calore di una famiglia prima negata e poi "subita"? Di fronte a tanta indignazione, sdegno e schifo per quanto accaduto, sarebbe ora che la minore venisse finalmente tutelata da una giustizia giusta. Una giustizia che sappia riconoscere e punire non solo i rei autori del fatto, ma anche tutti coloro che a vario titolo avrebbero dovuto operare servizi di controllo, di vigilanza e di sostegno alla minore, ma che NULLA hanno mai fatto. Una giustizia che potesse dare ad Anna una famiglia, e non più le mura fredde di una struttura incurante e negligente, una giustizia che le riconoscesse finalmente il diritto ad essere una bambina, il diritto al gioco; una giustizia che le potesse ridare speranza; una giustizia in cui riporre fiducia per ritrovare nel mondo di quegli adulti che tanto male le hanno fatto, la serenità e l’amore che merita. E soprattutto una giustizia che impedisca che tali fatti possano ripetersi; una giustizia più vigile sull’operato di chi deve occuparsi di bambini, dai servizi sociali alle strutture che li ospitano, non dimenticando mai che esistono fortunatamente milioni di famiglie pronte all’accoglienza dei minori in difficoltà.
Trattasi di uno dei tanti casi di minori affidati a strutture, non meglio definite, e poi letteralmente DIMENTICATI all’interno delle stesse, in attesa del niente, del vuoto, del nulla che caratterizza tutto ciò che ruota attorno ai minori.


