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TRASFORMAZIONE DI UU.OO. MEDICHE IN REPARTI COVID E MOBILITÀ INTERNA DEL PERSONALE NEI PP.OO. DELLA ASL FG

Al Direttore Generale ASL FG Foggia
Al Direttore Sanitario ASL FG Foggia
Al Direttore Dip.Prevenzione Foggia
Al Direttore Sanitario P.O. di San Severo
A.U. Sanitaservice SL FG Foggia
e, p.c.
Al Presidente Giunta Regionale Bari
All’Assessore alla Sanità Bari
Al Direttore Dip.Salute Bari

logo_USBFOGGIA - Concordiamo che nessuno di noi si aspettava una seconda ondata di COVID 19 di questa portata, ma non possiamo accettare che lo stravolgimento che si sta avendo nei presidi ospedalieri, abbia delle ripercussioni, negative, sui Lavoratori e sui Cittadini. Chiudere e trasformare in COVID reparti come Medicina, Ortopedia, Pneumologia, Lungodegenza e, a breve, Cardiologia creerà disagi immensi a quanti, negativi al COVID 19, avranno bisogno di cure ospedaliere, soprattutto in tutta la zona dell’Alto Tavoliere e del Gargano Nord. Eppure la scorsa primavera, nel corso della prima ondata, era stata preannunciata l’attivazione di ulteriori posti letto e MAI la riduzione. All’assessore Lopalco vorremmo ricordare che la classificazione in zona arancione (forse rossa tra non molto) della Puglia è dovuta non tanto ( o non solo) all’aumento del numero dei positivi, ma alla mancata programmazione e messa in opera di atti necessari al controllo reale di questi aumenti, ossia:

  1. un numero congruo di posti letto dedicati (e non sostitutivi alle altre patologie);
  2. la capacità di tracciabilità di quanti hanno avuto contatti con positivi;
  3. la capacità di testare quanti più tamponi possibili (considerando tra l’altro che sia San Severo che Cerignola non hanno il Laboratorio d’analisi autorizzato a testare tamponi COVID).

Potrebbe anche essere comprensibile (ma non condivisibile) che la scelta per la conversione in ospedale Covid sia caduta su Cerignola e San Severo, ma la ragione vera è che era (ed è) l’unico modo per riparare ai danni creati da sei mesi trascorsi, durante i quali si poteva fare e non si è potuto o  voluto fare;  come, ad esempio, la riapertura e la messa in servizio dei presidi ospedalieri chiusi. Questa soluzione però, presupponeva una immissione di personale, medico, infermieristico, oss ed ausiliari oltre che alla acquisizione di attrezzature idonee, che avrebbero fatto “sforare” i costi del personale e avrebbe fatto “saltare” il bilancio delle ASL. Come dire che quanto successo dal febbraio scorso a maggio non ha prodotto alcun insegnamento ad una Regione che ha, comunque, una carenza di 15mila posti di personale sanitario, mentre si è preferito utilizzare lo stesso personale di sempre per “rincorrere” la pandemia; si è preferito, cioè, tirare una coperta corta che oggi lascia scoperta la parte di sanità che non riguarda il COVID 19. Si vogliono i medici, gli infermieri, gli OSS? E allora si devono assumere questi lavoratori con contratti veri e a tempo indeterminato, anche con l’utilizzo della graduatoria della mobilità extra regionale che è stata già pubblicata. Stiamo assistendo, invece, a trasferimento di personale da unità operative mediche (ma anche chirurgiche) ai reparti COVID con la contestuale chiusura delle U.O. sopracitate. Quello che ci fa alterare, sindacalmente, è il trattamento che viene riservato al personale sanitario di questi presidi. Sono considerati alla stregua di “merce” che si può spostare liberamente in qualsiasi modo e in qualsiasi tempo,  buttando alle ortiche tutti quegli anni di professionalità acquisite, che non sempre sono valide in settori sanitari,  dove non solo non si è mai operato ma non ci è stata alcuna formazione preventiva e tutto ciò rappresenta “ una gravità assoluta”.

 Inoltre questi accorpamenti-trasferimenti stanno creando seri problemi di tutela della salute e della sicurezza dei Lavoratori a cominciare dalla carenza dei locali spogliatoi, alcuni dei quali sono utilizzati come camere per pazienti e costringono ad una promiscuità (gli stessi locali utilizzati da uomini e donne) che ledono la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici. Da non tacere ancora, a quanto sta accadendo al personale sanitario e ausiliario di quelle unità operative  che sono state trasformate in reparti COVID.  Questi lavoratori si sono visti trasformare il loro lavoro abituale in altro, sicuramente più rischioso, senza che ci sia stata una minima informazione o formazione sull’approccio da tenere in quei reparti specifici (COVID).

Non abbiamo capito, poi, tutta la urgenza che la Direzione del P.O. di San Severo (ma da nostre notizie anche negli altri presidi) ha avuto nell’attuare i trasferimenti del personale ausiliario (sia dipendente ASL che di Sanitaservice) che sta causando molti disservizi in tutte le UU.OO. interessate, lasciando scoperte le pulizie notturne in quei pochi reparti chirurgici ancora in funzione.

Siamo convinti che un riordino e una migliore allocazione del personale (dotando tutte le UU.OO. di un numero di personale congruo) vada fatta, ma scegliere questo periodo storico per mettere in atto una vera e propria rivoluzione organizzativa ci è sembrato imprudente e azzardato per tanti ordini di motivi tra cui, la più importante, vi è la continuità assistenziale per il personale sanitario e soprattutto la quotidianità di conoscere ogni angolo dell’U.O., compreso anche dove si depositano gli attrezzi  di lavoro. Oggi non si può obbligare il personale, con un ordine di servizio, a spostarsi da una U.O. ad un’altra senza che ci sia una reale condivisione di quanto sta accadendo.

E’ necessario:

  • Formare, preventivamente, il personale (soprattutto per chi sarà addetto nei reparti COVID);
  • Mettere nelle migliori forme di sicurezza e tutela della salute tutto il personale con DPI idonei, locali per la vestizione/svestizione idonei e separati, continua sanificazione dei locali, di tutti i locali,  e spogliatoi uomini/donne conformi alla tutela della privacy e della dignità dei Lavoratori;
  • Organizzare e controllare i percorsi dedicati e non solo per i COVID ma, anche, per i pazienti oncologici e per lo sporco/pulito (che in questo momento storico è ancora più importante).
  • Blocco dei trasferimenti del personale ausiliario (che da anni conoscono ogni angolo delle UU.OO. dove operano) e ripristino dei turni notturni là dove vi è l’esigenza delle pulizie notturne (soprattutto Ostetricia e UTIC)

La salute è un diritto non monetizzabile e continueremo a non accettare nessuno scambio che veda il profitto (o il risparmio) soverchiare questo diritto Costituzionale, né tantomeno si può accettare che siano i Lavoratori a pagare (anche in termini della propria vita) un’organizzazione “ disorganizzata”.

(Comunicato stampa) 

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