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LUCERA: NO AD INUTILI POLEMICHE, SÌ ALLA MASSIMA PREVENZIONE

Riceviamo dalla Consigliera Comunale del Movimento 5 Stelle Raffaella Gambarelli e pubblichiamo

polemicheLUCERA - Nel momento più difficile della storia cittadina, non abbiamo alcuna intenzione di alimentare inutili polemiche e vogliamo concentrarci sull’unico obiettivo che conta: la lotta alla pandemia. Innanzitutto, una precisazione: TUTTI I FAMILIARI CONVIVENTI DI UNA PERSONA CONTAGIATA VANNO IN QUARANTENA per protocollo ASL. Ben diverso è il caso dei “contatti stretti” che sono persone che non hanno sintomi rilevanti e che hanno avuto un contatto con una persona contagiata (ad esempio, gli hanno stretto la mano). I contatti stretti vanno in isolamento a casa e i loro familiari devono evitare ogni vicinanza ma non vanno in quarantena. Il Sindaco di Lucera lamenta che dal 25 marzo 2020 non può più fare ordinanze di quarantena per i familiari dei “contatti stretti” a causa del D.L. n.19. Ora, pur condividendo la preoccupazione che il contatto stretto possa rivelarsi successivamente positivo, non possiamo fare a meno di notare che il Sindaco ha emesso soltanto 3 ordinanze risalenti al 27 febbraio 2020 nei confronti delle famiglie di tre lavoratori rientrati dal Nord, poi risultati negativi, mentre per tutto il periodo successivo e fino al 25 marzo 2020, non ne ha fatte altre.

Perché dopo il 27 febbraio non ha emesso altre ordinanze pur essendo nella pienezza dei suoi poteri?  Eppure a Lucera i primi contagi sono ben precedenti al 25 marzo e non dimentichiamo l’ondata di ragazzi tornati dalle regioni del Nord nella prima settimana del mese. Forse non ce n’era bisogno? Forse le ha fatte ma non sono pubblicate sul sito del Comune?  Oppure, il Governatore Emiliano non gli ha dato i nominativi? Ma se è così, ci spieghi perché non ha protestato fin da subito contro la Regione Puglia.  L’Italia come tutto il mondo sta applicando i protocolli internazionali e persino la Corea del Sud non prevede la quarantena allargata ai familiari dei semplici “contatti stretti”.
E’ ovvio, l’ideale sarebbe che tutta la popolazione mondiale se ne stessa a casa, ma se così fosse, chi lotterebbe contro la pandemia? Chi produrrebbe gli alimenti? Chi li venderebbe nei supermercati?  Immaginate di mettere in quarantena 10 medici senza sintomi per 14 giorni perché in casa hanno una persona che ha stretto la mano ad un contagiato: quante vite morirebbero senza le cure di quei medici mentre attendiamo la fine della quarantena “allargata”? Sono scelte difficili, che pesano come macigni sui cuori di chi in questi giorni è chiamato a decidere per 60 milioni di italiani. Detto questo, Noi riteniamo che in una Comunità piccola come la nostra, a fronte di numeri ancora limitati, un compromesso sia possibile:
⦁ Invitiamo l’Amministrazione Comunale a rapportarsi costantemente con i nostri concittadini in isolamento verificando se i loro conviventi svolgano lavori indispensabili o se al contrario possano restare in quarantena, mettendo a loro disposizione tutta l’assistenza necessaria.
⦁ Invitiamo l’Amministrazione Comunale ad offrire ai nostri concittadini con abitazioni inidonee a garantire l’isolamento, la possibilità di trasferirsi in un albergo o b&b (non mancano le strutture che hanno dato tale disponibilità gratuitamente).
⦁ Al contempo, proponiamo di ACQUISTARE IMMEDIATAMENTE TEST RAPIDI DI PRE-SCREENING seriologici riconosciuti dal Ministero della Salute (con un tasso di sensibilità intorno al 90%) da somministrare alle persone in isolamento e ai lavoratori a rischio (in primis personale sanitario). In caso di esito positivo, si richiederà il tampone per un risultato certo. Si può fare. Altrove, come in Toscana o a Tricase (LE) ci hanno già pensato. NOI COSA ASPETTIAMO? Noi tutti siamo pronti a contribuire a perseguire il bene della collettività, a partire dalla raccolta dei fondi necessari ad acquistare i test.

(Comunicato stampa)

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