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IL PD CHE VOGLIAMO: QUANDO I MIGRANTI ERAVAMO NOI

noiRiceviamo Il PD che Vogliamo – I Coordinatori Rosalia Nappa e Carlo Luciano e pubblichiamo

LUCERA – Era il diciassette agosto del 1893 a Cévennes, e la campagna di raccolta del sale era ormai inoltrata. La manodopera, tradizionalmente, proveniva da stagionali non lontani dal centro città eppure, dal momento in cui persino Cévennes venne collegata alla rete ferroviaria nazionale, la produzione aumentò al punto tale da dover richiedere altra manodopera, dal vicino Piemonte e dal più prossimo Pisano. Il salario era a cottimo: i ritmi di lavoro erano quindi insopportabili a tal punto che la manodopera spesso ricorreva all’ausilio del vino per poter resistere ai turni estenuanti. Il caldo del sole imperversava in quel caldo agosto al pari dei venti xenofobi soffiati diligentemente dai politici nazionali e locali, che dipingevano gli immigrati italiani come gli invasori, straccioni, delinquenti e ladri di lavoro. Non ci volle molto perché il ribollire della xenofobia fosse manipolata da quella che già all’epoca si trattava di una fake news: in una rissa avevano perso la vita quattro francesi e così, la stampa e la politica, rigonfi di odio verso chi era venuto al di là dei monti che circondavano Cévennes, diedero la colpa a “les italiens”.

Ciò che accadde dopo fu un massacro, una caccia all’uomo da parte dei cittadini francesi che, istigati contro l’accoglienza e pronti a puntare il dito contro lo straniero ladro di lavoro, cercarono e trovarono dieci italiani, uccidendoli. Una vendetta sulla base di un pregiudizio, persino più forte della verità. Perché “les italiens” non uccisero nessuno, ma vennero indicati come colpevoli. Così centinaia di francesi, armati di forconi, bastoni e pietre, girarono l’intera giornata alla caccia degli invasori, ladri di lavoro. Morirono dieci persone e ci furono centinaia di feriti. Il clima di odio, in Francia, era palpabile. In quei giorni la campagna elettorale continuava, costringendo più di qualche politico a cercare di alzare il tiro per trovare facile consenso contro lo straniero, immigrato delinquente che rubava il lavoro ai cittadini transalpini. È il caso di Maurice Barrès, ad esempio, e del suo pamphlet intitolato “Contre les étrangers”. All’epoca, Cesare Lombroso scrisse: «punture di spillo, ripetute in continuazione da politici ciechi che finiscono per generare odi i quali, benché creati artificialmente, non sono meno potenti degli altri». Quando scoppiò la caccia all’uomo, la polizia cercò di fare il possibile, ma aveva pochi uomini e giunse ad Aigues Mortes troppo tardi. Le responsabilità, nonostante l’arringa del pubblico ministero, furono insabbiate e la giuria popolare emise uno scandaloso verdetto di assoluzione generale. Il clima xenofobo, montato durante la campagna elettorale con la violenza di un fiume in piena, aveva toccato a fondo le coscienze di tanti (ma non di tutti: qualcuno, alla violenza, s’oppose. È il caso del parroco locale e della signora Gouley, deceduta nel tentativo di difendere les ètrangers).  L’immigrazione incontrollata e lo stato di necessità dei lavoratori d’oltre Alpi aveva creato un sistema per il quale, su cinquecento lavoratori nelle saline, soltanto un centinaio provenivano da Marsiglia mentre, gli altri, venivano reclutati da caporali che rivendevano il loro lavoro alla Compagnia delle Saline. Gli operai non venivano assunti e la Compagnia non conosceva neppure il loro nome, sostituito da un cartellino con il nome del caporale che li aveva reclutati. Quest’oggi, nel ricordo delle dieci vittime della follia xenofoba, non possiamo non sottolineare il ruolo che, questa fake news (oggi come allora), ebbe sull’opinione pubblica. La stampa di destra aveva dipinto gli italiani come ladri, delinquenti, approfittatori ed accusava il governo di non prendere le difese dei francesi, che venivano prima di tutto (vi ricorda qualcosa?). Così, ben presto, l’oppisizione “Noi/Loro” entrò radicata nella coscienza transalpina, che scattò grazie ad una fake news basata su un presupposto: su come, cioè, la stampa vedesse gli italiani dell’epoca. Bastarono poche righe: c’è stata una rissa, sono stati gli italiani. La stampa definì gli italiani persino come una “quinta colonna”, pronta a perpetrare l’invasione militare in Francia. Questo accadeva nel 1893, eppure sembra così drammaticamente vicino ai nostri tempi. Fra caporalato e venti xenofobi, montati largamente da FaceBook e dai politici in perenne campagna elettorale, il clima di tensione e di contrapposizione fra noi e gli altri sta diventando sempre più aspro. Per questo oggi serve commemorare queste vittime con ancora più forza e convinzione, nel ricordo di ciò che è stato perché non sia ancora una volta nel nostro Paese. In memoria di: Vittorio Caffaro, 29 anni di Pinerolo, e Bartolomeo Calori, 26 anni di Torino; Giovanni Bonetto, 31 anni di Frassino, e Giuseppe Merlo, 29 anni di Centallo; l’alessandrino Carlo Tasso, 58 anni di Cerrina; l’astigiano Secondo Torchio, 24 anni di Tigliole; il savonese Lorenzo Rolando, 31 anni di Altare; il bergamasco Paolo Zanetti, 29 anni di Alzano Lombardo; il toscano Amaddio Caponi, 35 anni di San Miniato. La decima vittima ha tutt’ora identità sconosciuta. Per non dimenticare!

 (Comunicato stampa)

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