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L’ELEZIONE A VESCOVO DI DON CIRO FANELLI

FanelliLUCERA – Due cose tra le tante parole ascoltate dopo la sua elezione e consacrazione a Vescovo della chiesa di Melfi – Rapolla – Venosa da don Ciro Fanelli anche indistinte occasioni, mi hanno particolarmente colpito. La prima riguarda la considerazione sull’attenzione e la premura filiale della Chiesa universale e del Papa verso il popolo di Dio che in diverse parti del mondo vive e professa la sua fede, la seconda è la considerazione che la formula vincente per ogni attività anche ecclesiale ancorché guidata dallo Spirito Santo è affidata anzi determinata da un lavoro di squadra in cui non sono consentiti autoreferenzialità e personalismi. La prima considerazione riguarda strettamente la piccola comunità lucerina colpita e mortificata dalla autorità statale privata in tempi recenti di istituzioni storiche e plurisecolari come il Tribunale e anche di fonti di risorse economiche che le permettevano una vita serena nel presente e di conservare speranze per il futuro.

Ebbene la Chiesa cattolica nelle sue istituzioni più alte ha avvertito questo disagio della realtà civile e politica e non ha permesso che anche un’antichissima istituzione come la Diocesi, che la tradizione ascrive a una fondazione petrina, venisse spazzata via nel vortice di insane considerazioni sul risparmio di spesa o di affermazioni geopolitiche. Avevamo temuto in molti più o meno palesemente che anche Lucera non avesse più il suo vescovo: timore espresso solo per amore della città e della sua chiesa. Per fortuna la stessa Chiesa e il suo governo con il Papa stesso hanno fugato ogni timore, anzi hanno riaffermato, come dice don Ciro, che la chiesa è provvida e attenta proprio a quelle comunità in affanno, che perdono parte della loro identità civile. Una chiesa che non poteva togliere a una comunità offesa anche la luce della speranza cui si riferisce una fede professata. La seconda riguarda il lavoro di squadra. Don Ciro ha saputo sicuramente guidare la comunità ecclesiale senza far sentire il peso dell’autorità imposta. Con molta capacità ha preso decisioni giuste e importanti, e ciò in tutti i posti di responsabilità e di dirigenza che ha avuto e ricoperto nel corso della sua vita vissuta con intensità costante e con studio attento e soprattutto con una ricerca culturale mai disdegnata che gli ha consentito di essere un grande affabulatore di dottrina sostenuta dalla studio attento della teologia. Quello che gli è accaduto è un giusto e giustificatissimo traguardo. Spiritus ubi vult spirat. Lo spirito si orienta verso ciò che vuole ma sente probabilmente anche i moti del cuore e della mente dei suoi figli.

Ora mi sia consentita una piccola considerazione “storica”. Si è detto dei vescovi di nascita lucerina.  In un preciso e documentato lavoro di qualche anno fa monsignor Alfredo Ciampi elenca trenta presbiteri della diocesi lucerina eletti vescovi. Ma molti di essi sono legati più alla tradizione che alla storia come San Basso e San Marco. Per altri si hanno notizie indirette e non certe della loro nascita lucerina. Il primo vescovo sicuramente nato a Lucera fu Fabrizio Campana, nato il 1604 ed eletto arcivescovo di Conza nel 1651, che resse per 14 anni, e poi morto a Roma il 1667, ove fu sepolto nella chiesa di sant’Eusebio.  Bisognerà attendere il 1727 perché nascesse in Lucera Michele de Torres figlio di Tommaso e di Prudenza de Nicastri. Monaco benedettino fu eletto vescovo di Sessa Aurunca che resse dal 1773 al 1779. Altro vescovo lucerino del ‘700 fu Francesco Zunica la cui famiglia di origine spagnola scelse fin da due secoli prima come stabile dimora Lucera. Nacque il 1715 nel suo palazzo avito in piazza San Leonardo, fu eletto vescovo di Matera e Acerenza nel 1776 e morì in Matera nel 1796 dopo un lungo e proficuo ministero vescovile. Nato solamente a Lucera nel 1807 fu il vescovo Bonaventura Attanasio di origini campane e poi eletto vescovo di Lipari nel 1844.

Memoria costante si ha invece del vescovo Antonio La Scala nato nel 1817 che visse per molti anni a Lucera, insegnando al Real Collegio e fu per più lustri arciprete della parrocchia di San Giovanni dal 1844 al 1852. Fu eletto vescovo di Gallipoli nel 1852 e successivamente fu trasferito a San Severo nel 1858, ma dopo l’unificazione e la creazione del nuovo stato sabaudo, si ritirò come altri vescovi della provincia di Foggia dalla sede vescovile e riparò nella sua città natale; solo nel 1865 a causa della epidemia di colera che colpì violentemente la città di San Severo fu tra i primi soccorritori di quella popolazione afflitta dal morbo. La sua vita si concluse a Lucera nella sua casa natale in via Frattarolo nel 1889. La sua memoria è ancora presente tra il popolo della sua chiesa tanto che ancora in tempi recenti la sua salma fu traslata da Lucera nel duomo di San Severo. Il vescovo Giuseppe Cavalli nato nel 1809, ebbe una splendida carriera ecclesiastica dopo una vita di studi e di scritti eruditi, nel 1872 fu eletto vescovo di Conversano ma a causa di un’improvvida malattia rinunciò all’ incarico. Nel secolo scorso solo due sacerdoti lucerini ebbero l’onore del pallio vescovile. Pasquale Mores e Raffaele Calabria. Il primo nato nel 1873 fu eletto vescovo di Nusco nel 1919, il suo precedente cursus honoris è ricco e variegato e speso quasi interamente nella sua città natale. Restò a Nusco come vescovo fino al 1950 e morì nel 1960 nella sua città natale .Il secondo vescovo del secolo passato fu Raffaele Calabria, che era figlio di una sorella di monsignor Mores nato nel 1906, fu nominato arcivescovo di Otranto e consacrato il 20 giugno del 1950. Dal 1960 resse come arcivescovo la diocesi di Benevento e quindi fu nell’antica distribuzione delle regioni ecclesiastiche vescovo metropolita della sua stessa città natale. Deceduto nel 1982 tra il generale compianto. Quindi dopo sessantasette anni è stato consacrato un nuovo vescovo lucerino, esattamente il nono, monsignor Ciro Fanelli. Spiritus ubi vult spirat.

Giuseppe Trincucci

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