LUCERA3

“CAPORETTO CENT’ANNI DOPO IL DOVERE DELLA MEMORIA”

new_1509007030.1694LUCERA – Una conversazione culturale su ‘Caporetto. Cent’anni dopo. Il dovere della memoria’, si terrà sabato 28 ottobre 2017, ore 17,00 a Lucera presso la libreria Kublai. Relatore sarà l’editore radiofonico Dario Bonante, col quale dialogheranno Massimiliano Monaco, presidente del Comitato provinciale dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, Alfredo Padalino, a cui è affidata la lettura di alcuni brani, e il giovanissimo Costantino Rucci, che eseguirà anche alcune musiche al violino. Da cent’anni la tragedia di Caporetto (24 ottobre – 12 novembre 1917) suscita le stesse domande: come fu possibile che un esercito di un milione e mezzo di combattenti, fino ad allora impegnato in dispendiose azioni offensive, non riuscì a fermare forze numericamente di gran lunga inferiori, rivelandosi improvvisamente fragile e demotivato e dando vita a una rotta scomposta e disordinata? Nel 1917 l’Italia era in gran parte un paese arretrato e contadino, e i limiti dell’esercito erano gli stessi della nazione: la distanza sociale tra i soldati e gli ufficiali era enorme, tanto che si preferiva affidare il comando dei reparti a giovani borghesi ventenni piuttosto che promuovere i sergenti – contadini o operai – che avevano imparato il mestiere sul campo.

Un esercito, quello italiano, in cui nessuno voleva prendersi delle responsabilità e in cui si aveva paura dell’iniziativa individuale, tanto che la notte del 24 ottobre 1917, con le comunicazioni interrotte dai bombardamenti tedeschi, molti comandanti di artiglieria non osarono aprire il fuoco senza ordini. Una truppa specchio di un paese retto da una classe dirigente parolaia, che aveva prodotto generali capaci di emanare circolari in cui si esortavano i soldati a battersi fino allo stremo delle forze, credendo di poter risolvere in tal modo tutti i problemi della guerra. Dopo anni di retorica e di silenzi, attraverso una ricostruzione puntuale e dettagliata, la “Serata Caporetto” si propone di far riemergere in tutta la loro drammaticità storie individuali e collettive di una guerra che ancora si presenta a noi con tutte le sue atrocità e che ci interroga sull’esistenza, nel profondo dell’animo italiano, di una mentalità “caporetta”. La serata ci porterà nel cuore di quei campi di battaglia dove fu consumato il sacrificio umano di migliaia di caduti, di sbandati, di feriti, di prigionieri, con tutte le conseguenze che l’occupazione del Friuli e di parte del Veneto comportò, per restituirci l’immensità di un conflitto che, sfuggito al controllo dei vertici militari e dei capi di governo, era destinato a mutare definitivamente gli equilibri del vecchio mondo prebellico. Una storia “scomoda” e che tuttavia non può essere dimenticata, in cui nascono i sentimenti di riscatto che porteranno alla marcia trionfale su Vittorio Veneto di un anno dopo, ma anche tutte le premesse e le tensioni dei decenni successivi, fino al 1945.

(Comunicato stampa)

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