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I RAGAZZI DELL’ORCHESTRA GIOVANILE DI LUCERA INTERVISTANO ANTONIO CIACCA

antonio-ciaccaLUCERA –  In vista del “Gran Gala dell’Orchestra Giovanile Teatro Garibaldi Lucera” che si terrà il prossimo 13 maggio nel centro federiciano, i ragazzi dell’Orchestra hanno voluto intervistare il Mº Antonio Ciacca il quale ha composto per quella data la Sinfonia n. 1 in Sol minore che sarà eseguita in anteprima mondiale quel giorno. Ognuno ha voluto fare una domanda al jazzista newyorkese di origini volturinesi e lucerino di adozione.

D: Com’è nata l’idea del Gran Gala dell’Orchestra Giovanile “Teatro Garibaldi” di Lucera che si terrà il 13 maggio?

R: L’idea è nata dall’esecuzione che avete fatto del mio “Stabat Mater” a Volturino: avevo visto un facebook event, così avevo pensato di contattare il Mº Francesco Finizio per chiedergli se voleva farvelo. La cosa mi ha colpito anche perché quando io avevo la vostra età non esisteva qualcosa di simile a Lucera e dintorni, ovvero metter su un’orchestra e suonare pezzi originali, bensì solo delle realtà artistiche come, per esempio, il gruppo “Amici dell’Arte” e la corale “S. Cecilia”. Pur trovandomi fuori nazione, desidero comunque fare la mia parte.

D: Ti aspetti un evento fine a se stesso o pensi che possa germogliare qualcosa?

R: Il fine è quello di dare a voi la possibilità di intravedere uno spiraglio di professionismo, poi se sono rimasti un minimo di sensibilità artistica e di responsabilità civile qualcosa verrà fuori.

D: Hai parlato di un passato in cui non c’erano queste forme di “addestramento” e dove ci si fermava al mondo dilettantistico. Secondo te oggi tale realtà serve solo a noi giovani o anche alla città e al territorio?

R: Dipende dalla città e dal territorio. Non si vive di solo cibo e l’equazione “cibo uguale cultura” vale fino a un certo punto, però non per questo la cultura non ha alcun valore, l’arte non si può misurare col metro della realtà tangibile e non è certo il mercato a determinare il valore di un’iniziativa. Il punto fondamentale è che sarà eseguita la prima mondiale di una sinfonia a Lucera. E sarete voi a farlo.

D: Che cosa ha rappresentato per te il mondo dilettantistico? Sappiamo infatti che sei legato al Mº Pasquale Ieluzzi e che in quell’occasione, il 13 maggio, sarà premiato con un riconoscimento che secondo te la città gli deve.

R: Stiamo parlando di persone che in epoche dominate da una dilagante sottocultura hanno avuto il coraggio di tirare fuori il meglio in ambito culturale. D: Ci parli della sinfonia che ci hai affidato in occasione del Gran Gala? R: È classica sia nella forma che nel linguaggio, la sinfonia n. 1 in Sol minore, una sorta di confronto col mondo germanico che sento anche mio, visto che sono nato in Germania e tuttora studio e suono quotidianamente Bach in chiesa oltre a prediligere Mozart, Haydn, Beethoven e Schubert, che costituiscono certamente il mio pane quotidiano. D: Come sarà articolata la serata? R: Innanzitutto si partirà con un “Matinee” alle 10:30 che si terrà all’IPSSAR nel Convitto Nazionale “R. Boinghi” e sarà aperto a tutti. Quindi seguirà una visita alla Manzoni dove mi risulta che molti di voi hanno avuto il primo approccio alla musica e allo strumento scelto durante le scuole medie. La sera ci si sposterà al Teatro Garibaldi dove si svolgerà il Gran Gala che prevede due parti: la prima, quella classica, in cui suonerete appunto la mia sinfonia (durerà circa ventisei minuti), e la seconda, contemporanea, dove io e il mio fraterno amico Lucio Ferrara eseguiremo musica jazz intrattenendo il pubblico per circa cinquanta minuti. A metà tra i due momenti ci sarà invece il tributo morale a Pasquale Ieluzzi che il Rotary di Lucera ha fortemente voluto.

D: Vorremmo conoscere il tuo percorso di formazione: com’è iniziata la tua carriera?

R: A Lucera nel 1980 ho iniziato a studiare con Pasquale Ieluzzi per tutti e tre gli anni delle scuole medie, poi al liceo ho sospeso l’attività per via del sacrificio che comportava il viaggio continuo da Volturino a Lucera e ritorno. Qualche anno dopo, però (1988), trasferitomi a Bologna per seguire l’università, mi sono ritrovato in un ambiente musicale totalmente diverso, con orchestre sinfoniche e cori universitari, il teatro comunale etc., così questo fiore che era morto è risorto e i primi anni pensai di continuare la mia attività in modo amatoriale, poi verso i venticinque anni ho deciso di farlo a livello professionale con il conservatorio e più tardi mi sono trasferito negli USA per studiare nelle più importanti istituzioni musicali.

D: L’impatto iniziale a New York è stato traumatico?

R: Be’, sicuramente lo è passare da una cultura latina ad una anglosassone nella quale tu stesso sei l’artefice. Il punto è trovarsi a vivere dove si sta bene.

D: Secondo te perché in Italia si sta male e si fanno molti sforzi per affermarsi?

R: Gli italiani tendono al risparmio, gli anglosassoni invece all’investimento, ed inoltre sono cosmopoliti, non hanno una mentalità feudataria per la quale se un tale fa il direttore artistico di un festival lo farà a vita.

D: Com’è nato l’amore per il jazz?

R: All’enoteca regionale permanente di Lucera (un gioiello voluto e diretto dal prof. Michele Tolve) ed in particolare con la figura di Massimo Urbani, il mio mito.

D: Quali autori prediligi nella cultura jazz oltre a quello che hai citato?

R: Duke Ellington con il jazz orchestrale, il più grande di tutti!

D: Come delizierai dunque il pubblico nel corso della serata del 13 maggio?

R: Faremo un excursus dallo stesso Ellington alla canzone americana classica e alla musica originale di tutta l’America da nord a sud.

D: Hai già avuto occasione di esibirti a Lucera in un contesto scolastico l’anno scorso…

R: Sì, c’è stato un incontro con i ragazzi delle scuole ed io e Giuseppe Petrilli abbiamo svolto una sorta di intervista doppia: lui disegnava ed io suonavo: una bella esperienza.

D: L’Italia possiede la maggior parte del patrimonio culturale del mondo, eppure non riesce a trattenere i suoi cervelli: che cosa è accaduto? Altrove, infatti, figure come Antonio Pappano sono riusciti addirittura ad avere investiture come quella di Baronetto da parte della regina d’Inghilterra.

R: Penso che la rovina sia stata la dittatura di una borghesia che non riconosce il giusto valore dell’arte.

D: Secondo te perché noi ragazzi dobbiamo credere in questo progetto che si sta sviluppando e che tu stesso stai promuovendo con alcuni amici di Lucera?

R: Per non ridurvi a condurre una vita superficiale fatta soltanto di esteriorità e darle un senso.

 (Comunicato Stampa)

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