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E’ ORA DI ESSERE CIVILI

essere civiliLUCERA – Credevamo che il tempo delle Crociate fosse finito nel XIII secolo e invece nel sedicesimo anno del terzo millennio ci troviamo di fronte a crociati 2.0 che con un bel po’ di ipocrisia ed una buona dose di ignoranza scendono in piazza non già per allargare e garantire diritti e tutele a chi non ne ha, ma per negarli in nome della famiglia naturale.  Battaglia legittima se non fosse che essa si basa su presunti uteri a noleggio e cavalcando l’onda anomala dello spauracchio di supposte teorie gender, quelle sì inesistenti in natura.

Credevamo che nel 2016 non fosse neppure da immaginare una manifestazione “contro” e invece, usando esattamente gli stessi argomenti e le stesse strumentalizzazioni di bambini che si ebbero nel 1974 per il referendum sul divorzio, ci siamo ritrovati alcuni irriducibili che in barba ai richiami della Comunità Europea - l’Italia insieme all’Albania, alla Bulgaria, alla Bielorussia ed altri pochi paesi del mondo civilizzato non ha una alcuna regolamentazione in merito-ed alla condanna inflitta al nostro Paese dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo dello scorso 21 Luglio 2015 si sono mobilitati per rivendicare il loro diritto alla negazione.

Per carità, siamo in democrazia e tutte le manifestazioni hanno diritto di cittadinanza. Mi piacerebbe però chiedere a questi tutori della famiglia perché non hanno sentito l’urgenza di scendere in piazza per chiedere più asili nido? Perché non hanno occupato il Circo Massimo per chiedere agevolazioni fiscali per le giovani coppie che non hanno abbastanza mezzi per mettere su famiglia? Perché si sono ben guardati dal mobilitarsi per chiedere un welfare più equo che permetta di sostenere dignitosamente le famiglie? Invece no, perché è molto più comodo alzare la voce per negare dei diritti millantando di uteri in affitto e pratiche poco lecite.

Il DDL Cirinnà, arrivato in gravissimo ritardo e da qualche giorno in discussione al Senato, ha il pregio di regolamentare le unioni civili  tra persone adulte e consenzienti, prescindendo dal sesso della coppia contraente, e di estendere i diritti riconosciuti alle coppie eterosessuali anche a quelle omosessuali.  Tra questi il diritto da parte di un membro della coppia di adottare il figlio naturale del partner, la così chiamata “Stepchild adoption”, pratica in vigore in Italia dal 1983 (L. 184/1983) e che il Tribunale per i minorenni di Roma con due sentenze del 2014 e 2015 ha stabilito dovesse applicarsi anche alle coppie same sex. Il Paese ancora una volta si è mostrato più maturo ed avanti della sua classe politica, troppo vecchia nelle pratiche e troppo arretrata nei pensieri.

Un Paese che si dice civile, membro del G 10, non può permettersi di lasciare senza diritti cittadini che hanno scelto di costituire e fondare una famiglia con la persona che amano, perché è di questo che si sta parlando: di persone che si amano e che voglio costruirsi un futuro insieme ed è deprimente sentire fior di menti cianciare di “diritto naturale” quando qua di diritto ce n’è solo uno, l’ amore. A tutti promesso, da tanti auspicato e a molti negato.

Sarebbe bello vedere che anche la nostra comunità cittadina si fornisse di un registro delle unioni civili come hanno fatto tante città italiane prima che venga obbligata a farlo per legge senza salire su barricate ideologiche, la lungimiranza di una classe dirigente si vede anche dal grado di civiltà che riesce ad esprimere ed è ora di essere civili.

Sveglia!

Lucilla Calabria

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