Vendesi

AAA OCCASIONE VENDESI CASTELLO SVEVO ANGIOINO TUTTI CONFORT. O QUASI

2_CastelloluceraLUCERA – Parlare del passato a Lucera è facile. Lo si fa coi monumenti, con le giunte amministrative e anche di chi, come nel caso dell’amico Emanuele Tetta, parlando di passioni e giornalismo non c’è più. Insomma, si parla di quello che è stato e non c’è, tralasciando quello che c’è e si potrebbe fare. Un vizio locale, si direbbe. Si celebra il passato, si pensa al futuro ci si dimentica del presente che dovrebbe essere il punto di incontro. Stavolta, nel corso del convegno dedicato alla memoria di Emanuele Tetta, svoltosi lo scorso 27 dicembre al Circolo Unione, dopo l’interessante intervento del collega Ceschin mi ha sorpreso quanto detto dal dottor Giuseppe Trincucci. Sapete bene che il castello locale perde pezzi, la cinta muraria, la più estesa d’Europa, rischia di franare a valle da un momento all’altro se non si rinforzano i perimetri. Ebbene, dall’analisi del dottor Trincucci e sul perché a Lucera non siano stati erogati i fondi previsti per la cura, restauro e messa in sicurezza dei monumenti storici, ho appreso che (lo riferisce il ministro Franceschini) la fortezza Svevo Angioina non ha diritto ai fondi statali in quanto è proprietà privata del comune di Lucera. E quindi, essendo un immobile, antico e di valore storico, privato, niente soldi. Nulla di nulla.

Ma devo anche dire che la cosa semplifica molto le operazioni per il futuro. Ci fosse un assessore coraggioso, uno col pelo sullo stomaco, capace di provocare e attirare l’attenzione, la soluzione sarebbe a portata di mano. Certo, ci vorrebbe anche un sindaco e una giunta coraggiosa, gente che prenda il toro per le corna e vada a fondo. Infatti, visto il pre dissesto del bilancio e visto che il castello è di proprietà, la scelta coraggiosa e fuori dagli schemi sarebbe quella di venderlo. Un bel cartello affisso sul portone principale: AAA occasione, vendesi castello Svevo Angioino, interessati rivolgersi in comune, farebbe la sua bella figura. Intanto, coi soldi della vendita si sistema il bilancio comunale, con alcune piccole e semplici regole si creerebbero posti di lavoro, si potrebbe procedere al restauro e a renderlo agibile. D’altronde, Lucera era una colonia saracena, un’enclave musulmana in un mondo cristiano in cui il papa da un lato e l’imperatore dall’altra se le suonavano di santa ragione. Un po’ quello che accade oggi. Vista la fame del mondo arabo di rimarcare le proprie origini (a Doha, in Qatar, hanno costruito un museo della cultura che è favoloso eppure dentro non c’è quasi niente rispetto a quanto abbiamo noi).

C’è un Islam che vuole far conoscere la propria storia, la propria cultura e tradizioni ed è un mondo fatto di ricchi sceicchi cheLucera non sanno come spendere i propri soldi. Tanto per far capire cosa succede da quelle parti, in Qatar negli ultimi anni l’emiro Al Thani ha distribuito una volta 100 mila euro a famiglia, un’altra appartamenti e ville ai cittadini qatarioti (600 mila abitanti in tutto) per dividersi i proventi della vendita di metano e petrolio. Negli Emirati Arabi i residenti locali, di nazionalità degli Emirati, non lavorano, intascano i soldi che lo stato percepisce da petrolio, affari immobiliari, licenze commerciali e che distribuisce ai propri cittadini. Proprio come da noi verrebbe da dire…. E questi, con centinaia di migliaia di euro in tasca che non sanno come spendere, cercano occasioni. Di recente lo sceicco di Abu Dhabi ha appena comprato tre yacht da 40 metri per i tre figli di 4, 8 e 11 anni, così non litigano… E la vendita del Castello sarebbe perfetto. Certo, ci vorrebbe un assessore con gli attributi, uno che sappia cosa fare, come muoversi e dove andare a cercare i soldi. E un sindaco con una giunta coraggiosa. Perché se il Castello viene venduto (quanto vale? Fate una botta di conti) potrebbero arrivare i soldi per sistemare tante cose, il privato potrebbe restaurarlo, farci un centro di cultura islamica, magari con una moschea come quelle del 1250, e poi ci mettiamo anche una cappella e una sinagoga (se pagano gli arabi sarà difficile, ma si può fare…), ricavare qualche stanza da affittare ai ricchi (nei castelli in Europa si pagano anche 2 mila euro a notte per l’emozione di dormire in certi posti), creare lavoro, indotto e tanta curiosità. E se nessuno dovesse comprarlo, basterebbe la provocazione per finire su tutti i giornali, tv e radio nel mondo, perché sarebbe uno smacco per la pubblica amministrazione. Insomma, metterlo in vendita, da un lato o dall’altro, farebbe notizia e con essa si sposta l’attenzione sul paese e sui problemi irrisolti. Se non avete contatti con le ambasciate e chi può spendere, magari vi do qualche indicazione visto che da quelle parti ci vado spesso e ci lavoro…

Ma ci vorrebbe coraggio, e non la presunzione tipica locale. Perché le voci di paese le sentiamo anche noi: “Mo che von quist, arrivan caz caz e ce von dì c’amma fa?” Cioè, noi siamo qui tutti i giorni e poi arrivano sti presuntuosi del nord a dirci che fare? Beh, visto che da anni non ne venite fuori da soli e che al solito problema rispondete col solito sistema e la soluzione è sempre quella, cioè niente, permettete che chi gira il mondo (nel 2015 ho lavorato in 19 nazioni su un totale di 57 visitate per lavoro nella carriera di inviato) forse qualcosa la sa, qualcosa l’ha vista e quando si parla di coraggio, vuol dire rompere gli schemi, provocare e avere reazioni. Invece niente. Ci fosse un assessore coraggioso o un sindaco con una giunta con gli attributi, si potrebbero fare tante cose. Invece no. Ma forse vale il vecchio adagio, adeguato a Lucera, che fare qualcosa per il paese non è difficile. E’ del tutto inutile.

Paolo Ciccarone

 

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