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LIBERI UGUALI

LIBERI«Le immagini della tragedia americana non hanno risparmiato i nostri figli. I commenti che hanno sentito ovunque a proposito dei terroristi e della loro appartenenza al mondo Arabo e Musulmano li preoccupano e li spaventano. Così, uno dei miei figli (meno di dieci anni) mi ha fatto questa domanda:
– Papà, io sono Musulmana?
– Sì, come i tuoi genitori.
– E sono anche Araba?
– Sì, sei Araba, anche se non parli questa lingua.
– Ma hai visto anche tu la televisione: i Musulmani sono cattivi, hanno ucciso molte persone; io non voglio essere Musulmana.
– E allora? Cosa pensi di fare?
– D’ora in poi, a scuola, non rifiuterò più la carne di maiale in mensa.
– Se preferisci, ma prima che tu rinunci a essere Musulmana, devo dirti che i cattivi di cui parli non sono dei veri Musulmani; ci sono persone cattive dappertutto», Tahar Ben Jelloun - L’Islam spiegato ai nostri figli.

Gli spari a coprire la musica, le esplosioni a coprire i cori dello stadio, il sangue, le sirene, la fuga. Il dolore e l’orrore. Parigi è ferita a morte. E’ ferita la Francia. E’ ferita l’Europa. La paura, che è il sentimento che coglie tutti, può facilmente tradursi in chiusura verso l’altro, è la reazione che vorrebbe chi semina terrore, invece non bisogna chiudersi impedendo il dialogo. Va rifiutato il terrore, non chi scappa da quegli stessi terroristi che spargono sangue innocente.

Non è una guerra di religione, non è la contrapposizione tra Oriente e Occidente, è solo terrorismo, è solo “terrore”. E noi italiani,che sappiamo essere tanto uniti di fronte a tragedie che neanche capiamo bene, sappiamo cos’è il “terrore”. Abbiamo conosciuto sulla nostra pelle le stragi, le bombe sono nella nostra storia più o meno recente: basta pensare alla strage di Bologna, all’Italicus, a piazza Fontana, solo per citarne alcune, anche lì vittime innocenti di guerre, le più svariate, anche lì un manipolo di uomini ha seminato il terrore a disorientare, a nutrire la paura di ognuno, a sgretolare certezze. Qualcuno si è mai chiesto a quale religione appartenessero gli attentatori? La religione non c’entra, nessun Dio ordina di uccidere. C’entra l’odio per la libertà di un popolo, per la bellezza della libertà.

La razza non c’entra, siamo solo uomini. Come non c’entrano le migliaia di profughi che si spingono oltre le nostre frontiere per scappare da quelle stesse armi che hanno insanguinato la capitale francese.

Non ci si può limitare al facile sillogismo musulmano = terrorismo, intanto perchè i musulmani stessi sono vittime di questo terrore, pensiamo ai siriani, ai curdi, alcune vittime stesse dell’attentato parigino erano musulmane, anche nel meno recente sfregio di Charlie Hèbdo ci sono state vittime musulmane. Nè si può pensare che i terroristi approdino da noi sui barconi: molti di essi sono nati nella nostra Europa, inutile urlare “rimandiamoli a casa”, perchè loro “sono” già a casa.

Più che sbraitare contro improbabili rimpatri, ci sarebbe da chiedersi: chi vende le armi ai terroristi? Ve lo siete mai domandato? Il business della vendita delle armi viene proprio dall’occidente. Secondo il rapporto 2012 del Sipri (Stockolm international peace research institute) la spesa militare mondiale è stata di 1.753 miliardi di dollari, è lecito pensare che questo fiume di denaro non sia stato speso tutto per difendere i propri confini. Non sarebbe più utile per tutti limitare le spese militari ed investire in progetti di pace e cooperazione?
Piangeremmo meno morti e costruiremmo un mondo più equo e solidale, un ponte verso quella pace che tutti invochiamo ma che nessuno riesce fino in fondo a realizzare.
Proprio a Parigi il 10 dicembre 1948 veniva firmata la Dichiarazione universale dei diritti umani, il primo articolo recita: “Tutti gli esseri nascono liberi e uguali in dignità e diritti”. Riconoscere questo principio ” costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”. 

da Lucilla Calabrìa, Maria Teresa Antonarelli e Annagrazia Matarrelli a tutte le vittime del terrore.

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