mafia sul collo

LA LEGALITÀ IL NUOVO NOME DELLA CARITÀ L’IMPEGNO DI DON GIACOMO PANIZZA

la legalitaFOGGIA – Da Brescia in Calabria, per trent’anni. A stretto contatto con la ‘ndrangheta, tanto da riceverne la condanna a morte per bocca di una delle capo clan del territorio. Dal 2002 vive sotto tutela: la decisione di prendere il gestione un palazzo confiscato alla mafia da destinare ai disabili ha acceso la rabbia del Clan Torcasio. È Don Giacomo Panizza, prossimo protagonista dello spazio live della libreria Ubik di Foggia, giovedì 11 giugno, alle ore 19, con il suo libro

La mafia sul collo (Edizioni Dehoniane Bologna, 2015). L’incontro è organizzato dal GIT (Gruppo Iniziativa Territoriale) dei soci Banca Etica Foggia in collaborazione con Libera e Cooperativa Arcobaleno. A conversare con Don Panizza, Daniela Marcone (vicepresidente di Libera e referente provinciale) e Michele Gravina (direttore Area Sud Banca Etica). Introduzione a cura del direttore artistico della Ubik, Michele Trecca.

 La mafia sul collo (Edizioni Dehoniane Bologna, marzo 2015). La legalità, banco di prova della credibilità della cultura di un popolo e della sua Chiesa, è il nuovo nome della carità, afferma don Giacomo Panizza, un prete bresciano che da oltre trent’anni vive in Calabria, dove ha dato vita a una comunità autogestita insieme a persone disabili. È nel mirino delle cosche dal 2002 per essere stato testimone di giustizia contro un clan mafioso e per aver preso in gestione un edificio confiscato. Da allora vive sotto scorta e anche di recente una delle «sue» case è stata vittima di un attentato (cf. Avvenire del 11/10/2014). Dalle regioni del Sud le mafie hanno accresciuto la loro influenza anche nel resto del Paese e in molti luoghi del mondo mandando in frantumi la coesione sociale, provocando l’impoverimento materiale e spirituale dei territori, lasciando una scia di sangue e di povertà. «È difficile per qualsiasi prete vivere in Calabria senza incontrarle, senza doverci fare i conti, senza denunciarle in qualche predica o inserirle miratamente nella catechesi».

Le frasi vigorose pronunciate contro i mafiosi da Giovanni Paolo II e da papa Francesco e gli omicidi di don Pino Puglisi a Palermo e di don Peppe Diana a Casal di Principe ribadiscono un’urgenza non più rinviabile: vincere l’indifferenza e la paura educandoci ed educando all’onestà e alla trasparenza. Un compito che chiede alla società di organizzarsi con pratiche attive della legalità e alla Chiesa di sperimentare interventi corali e una pastorale adeguata.

 Don Giacomo Panizza. Prete antimafia, nato a Pontoglio, Brescia, nel 1947. Da oltre trent’anni in Calabria. Fondatore nel 1976 del Progetto Sud di Lamezia Terme la cui sede è stata sequestrata alla ‘ndrangheta e si trova in un condominio ancora controllato dalla famiglia che ha subito il sequestro e rappresenta una comunità autogestita insieme con persone con disabilità. Dal 2002 è sottoposto ad un programma di protezione.

Ha scritto numerosissimi saggi e brevi contributi, apparsi non solo su riviste di settore, ma anche in numerosi libri. Tra le sue opere, come Finché ne vollero. Diario spirituale perché materiale, è evidente la suaindomita voce di coscienza la quale trova traduzione fisica nel suo costante impegno di presidio nel territorio. Tra le varie altre pubblicazioni, ha scritto con Goffredo Fofi Qui ho conosciuto purgatorio, inferno e paradiso. Con don Dario Ciani, don Andrea Gallo e don Gino Rigoldi ha pubblicato nel 2011, per Einaudi Stile Libero, Dov’è Dio. Il Vangelo quotidiano secondo quattro preti di strada, curato da Pierfilippo Pozzi.

(Comunicato Stampa )

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