lilianatoriello8

CIAO RAGAZZA…

luceraE così te ne sei andata, ruvida fino alla fine rude a modo tuo.

Te ne sei andata in silenzio, in una notte di giugno mentre ancora si commentavano i risultati delle elezioni regionali. Te ne potevi andare solo in una notte di politica, tu che per la politica ti eri ammalata e che per la politica avevi vissuto. Sempre all’erta, sempre con l’occhio vigile sulla comunità; sempre rompiballe come solo una persona dalla passione civile dirompente sa essere.

Non ci sentivamo da un po’ di tempo, l’ultima volta che ci sentimmo mi dicesti che continuavi a fumare perchè tanto la bestia era lì, quella bestia che combattevi come avevi portato avanti le tue battaglie politiche. Mi raccontasti, poi, di Malta e di quell’angolo di paradiso in Terra che ti eri ritagliata. Mi parlasti del mare, mi dicesti: «Luci’ devi venire a trovarci a Gozo».

Parlammo ovviamente di politica, eri seccata per alcune mie posizioni ma mi dicesti anche un’altra cosa che tengo per me.

Venni a trovarti nella tua amata erboristeria, che era il tuo lavoro ma era anche il tuo rifugio, il tuo comitato elettorale; la tana dell’ orsa ma anche laboratorio politico dove si incrociavano vite e pensieri prima che la bestia ti aggredisse in uno dei miei passaggi a Lucera: avevo appena aderito a SEL e tu mi facesti un “partecchione” di quelli che non si scordano, tra una Merit lunga e l’altra facesti crollare il castello che mi ero costruita, chiosasti dicendomi: «Luci’ Vendola lo conosco da 30 anni, stamm’ a send’».
Avevi ragione, avevi una fottuta ragione.

Poi mi parlasti del tuo progetto di andare via, in Grecia, nella tua amatissima Grecia: «Luci’ ‘sta città non merita niente. Ce n’ hamma jie da qua».

Poi ripartii e Facebook fu il solo canale di contatto per un lungo periodo.

Quello che so di politica l’ho imparato da te. Questa passione che divora, che infiamma, che brucia il cuore l’ho presa da te.

Erano gli anni di Tangentopoli, avevo vent’anni mi appassionavo alle cronache politico-giudiziarie, mi incantavo a sentire parlare l’allora sindaco di Palermo Leoluca Orlando, mia mamma -la tua compagna di banco con le trecce, la tua omonima-mi suggerì di passare in erboristeria da te, non mi sono più fermata: era la Rete-Movimento per la Democrazia.

I volantini, le riunioni, le telefonate, gli incontri, i consigli comunali da spettatrice mentre tu facevi opposizione da consigliere a non mi ricordo neanche più quale sindaco. Sempre agguerrita, sempre in battaglia, sempre dalla parte della città.

Le lacrime stanno avendo il sopravvento, mi fermo qui.

Porto con me i tuoi racconti alla liquirizia degli anni del PCI a Bari, delle manifestazioni, degli studenti greci in Puglia.
Porto con me il rammarico al sapore dei tuoi tè cinesi di non esserti più venuta a trovare, non mi andava di prendere cazziatoni per le mie scelte politiche, sberle in piena faccia a cui seguiva sempre la carezza del «meh, devi venire con me in Grecia», era il tuo modo per dirmi che mi volevi bene.
Porto con me le chiacchierate lunghe, estenuanti, sulla politica locale e su quella nazionale al sapore di giuggiole alla menta che prendevo dal tuo bancone.

Porto con me quello che mi disse un amico comune solo un paio di settimane fa: «vai a trovarla, ti vuole molto bene», risposi che non avevo voglia di cazziatoni. Scema che non sono altro.

Ciao Lilia’, rompi le scatole pure nell’Aldilà come solo tu sai fare. Di certo ci sarà una strada da riparare che tu segnalerai o un divieto da far spostare. E sappi che io D’Alema lo chiamo come lo chiamavi tu ;-). Luci’.

Lucilla Calabria

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