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IL DIRITTO DI NEGARE NELLA MARATONA DEGLI IMBECILLI

Il sindaco di Lucnegareera (del tutto fuori luogo in questo caso l’uso dell’aggettivo “nostro” a corredo di un tale che ha fatto del conflitto politico e della divisione della città in fazioni il proprio cavallo di battaglia) ci ha abituati sin dal suo esordio a comportamenti e dichiarazioni a dir poco stravaganti .

I simpatizzanti li chiamano colpi di scena, i detrattori colpi di teatro. I primi li ritengono esempi di originalità, i secondi li bollano come atti di incoerenza mista ad opportunismo.

Un esempio per tutti: le iniziali invettive contro la politica soppiantate dalle alleanze con Emiliano e la sua sempre più affollata “barca del vincitore” con passeggeri grandi e piccoli, antichi e recenti, paganti e non.  Un vero e proprio magma in ebollizione.

In questo magma ribolle anche il sindaco Tutolo, con continue esternazioni che nulla hanno a che vedere con l’indole moderata e centrista che dovrebbe costituire l’anima della coalizione “emiliana”.

Si ignora se Michele Emiliano sia al corrente delle esternazioni tutoliane alla Salvini contro gli immigrati o degli atteggiamenti autoritaristici e sommario-giustizialisti sul genere di Flavio Zanonato da Padova (il sindaco padovano del muro contro gli immigrati n.d.a.). Imbarazzante, al limite della goffaggine, anche il comportamento di Giuseppe Agnusdei, il quale interrogato sulla questione immigrati, nicchia e tace sino al punto, con il suo visino da bravo cavaliere, di trovarsi a braccetto con chi meno ti aspetti.

Fatto certo è che questo paese di tutto aveva bisogno tranne che di un succedaneo di sceriffo proveniente da via Napoleone Battaglia, quasi un Napoleone Bonaparte-Battaglia ritratto con la zappa in mano o in catene.

Tantomeno Lucera sente il bisogno di continui inviti alla delazione e di promesse di taglia in danaro contro i responsabili di atti di inciviltà reale o presunta. In un clima somigliante sempre meno a casa nostra e sempre più ad uno “spaghetti western” di basso livello nel quale balordi sfegatati, agitando un cappio, sembrano sempre sul punto di linciare il capro espiatorio di turno.

Un clima incendiario nel quale sguazzano a proprio piacimento ridicoli black block nostrani, con il loro quoziente intellettivo di segno negativo, sempre pronti al linciaggio mediatico ed al cui interno può sempre esserci l’imbecille di turno, pronto ad inviare minacce anonime, a compiere atti di intimidazione e (Dio non voglia) altri esempi di stupidità.

Uno stagno continuamente rimescolato dalle sapienti mani del leader il quale provvede a condirlo con violenti anatemi nei confronti di chi osi porsi di traverso rispetto alle sue uscite mediatiche e propagandistiche.

Ultima trovata teatrale (non a caso le sedute del consiglio “devono” svolgersi a teatro per “desiderata” del capo comico) alcuni comunicati Facebook domenicali di basso profili e rivolti verso il basso, ossia verso la pancia della curva pagnottara, nel solito clima da stadio o, se si preferisce, da branco  mediatico. Individuata la preda di turno, questa viene data in pasto ai randagi del web i quali sono liberi di esercitare ogni sorta di contumelia in calce al contenuto postato dal capo.

Valga per tutti il messaggio di domenica scorsa:

Credo di avere il diritto di negare alla città che ho l’onore e l’ onere di amministrare la sciagura di una tendopoli con 500 ospiti del c.d. “ghetto di rignano” [e daje con la parola ghetto n.d.a.].  A TE CHE CONTINUI A CHIAMARMI FASCISTA, RAZZISTA E INFAME dico: sei un vigliacco non hai nemmeno il coraggio delle tue azioni. Non aggiungo altro per rispetto della tonaca che indossi”.
Siamo sicuri che ne siano 500 e che non si stiano lanciando numeri a caso tanto per fomentare la pancia e gli istinti più bassi della platea plaudente?

Una perla (o pirla?) che è apparsa nella mattinata di domenica sulla bacheca del sindaco e che, pare, sia scomparsa non senza aver prima provocato i soliti commenti demenziali da parte della curva dei “supporters”, anzi “supposters” viste le continue delusioni e figuracce che i poveracci stanno collezionando da quando l’oggetto di culto trovasi insediato nella stanza dei bottoni.

Con chi ce l’aveva il sindaco?

Probabilmente con un prete visto l’inciso “… non aggiungo altro per rispetto della tonaca etc. etc.”.

Il riferimento alla “querelle” degli immigrati ed al sito di Rignano Garganico (ancora una volta definito ghetto, con spregio della dignità degli esseri umani che vi albergano) lascerebbe pensare, senza se e senza ma, a Don Ciro Miele.

Si ignora se questi sia effettivamente il destinatario delle contumelie ma se così fosse si tratterebbe di un caso senza precedenti.

Non si è mai visto un ministro del culto malmenato e dato in pasto alle iene del web con una violenza verbale forse ignota anche al tempo del ventennio o al tempo delle purghe staliniane.

Tragicomica la postilla “… per rispetto della tonaca che indossi”. 

Al riguardo verrebbe voglia di chiedergli:” … cosa caz…pita avresti voluto dire di più e non hai aggiunto o detto per rispetto della tonaca?“.  

Possiamo immaginarlo, visto il livello del pubblico cui questo tipo di messaggi solitamente si rivolge e dal quale riceve il plauso domenicale. Tra i commentatori anche poco illustri ex collaboratori di Adesso il Sud, testata giornalistica diretta da Don Ciro, delusi del pentimento di Don Ciro (il quale umilmente non ha potuto nascondere i propri errori di valutazione e la propria delusione nei confronti della pochezza dell’amministrazione pagnottara) e che, ora, piuttosto di esprimere civilmente il proprio punto di vista, si lasciano andare anch’ essi a commenti al vetriolo. Tra questi anche presunti educatori di giovani (annamo bene!) e capi-scouts.  Un’orgia mediatica con tanto di sterco colato sul ventilatore di Facebook ad insozzare (o tentare di farlo) chiunque vi incappi.
Pare una consuetudine, ogni domenica il Nostro lancia un anatema o un’invettiva e così risolve il problema del passatempo a molti lucerini annoiati o in ricerca costante di un nemico.  Ci chiediamo a chi o a cosa giovi questo comportamento, forse a testare la sua popolarità solo che questa volta l’operazione 700 likes
non gli è riuscita e non sono mancate le voci, poche in verità, che hanno pubblicamente preso le distanze da lui e hanno difeso del sacerdote.

A parte la forma del linguaggio, un certo interesse è suscitato questa volta dal contenuto del messaggio, della sostanza grezza che comunque costituisce la “ratio” del tutolo-pensiero.

Il diritto, secondo la nozione comunemente accreditata, ha un contenuto positivo e consiste nel potere di agire per il soddisfacimento di interessi privati.

Il diritto costituisce sempre ampliamento e tutela degli interessi dei privati.

Giammai può costituire negazione o amputazione delle facoltà dei singoli.

Un “diritto di negare” di contenuto indefinito ed attribuito alla pubblica amministrazione non si è mai visto, neanche negli stati totalitari, il che la dice lunga sulle reali convinzioni ideologiche del nostro beneamato.

In tale ottica non esistono i diritti umani, nella specie degli immigrati, bensì un diritto di negarli e di confinarli nel “ghetto” dal quale provengono, come nel caso del muro leghista di Flavio Zanonato.

In tale ottica ogni porcheria ed infamia è sempre garantita dalla clausola di stile “si prega di evitare i commenti a sfondo razziale” puntualmente inserita in ogni post del sindaco ed altrettanto prontamente smentita nei fatti dai commenti che ne seguono. Una sorta di “vietato sputare per terra”.

Un divieto che bene fotografa l’uditorio cui si rivolge il pagnottaro capo.

A questo punto non resta che ricordargli (proprio a lui noto amante del vernacolo) il famoso detto lucerino: “nn sputann p’ l’ aria che ‘nfacc t’ vasc!”.

Lucilla Calabria - Ettore Orlando

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