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UN DESTINO CHE NON SI SCEGLIE

3-scimmie1LUCERA – La gente non sceglie  in quale famiglia nascere, in quale terra, non sceglie la propria religione o le proprie origini. Ognuno di noi vive una vita che non ha scelto. Ben venga per coloro che si trovano dal lato migliore della società, fatto di agi, di prosperità, di principi sani trasmessi da una famiglia affettuosa che ti cresce con gioia e amore; non sei tu che l’hai scelta, ma la vivi perché ti appartiene. Mentre se viceversa, vivi una vita di stenti, di violenze, di sottomissioni religiose e sociali, non sei tu che l’hai scelta, ma devi viverla perché è tua.

Il mondo della povertà e delle sofferenze è sotto i nostri occhi e dove dilaga la criminalità c’è l’indifferenza dell’uomo. Questo concetto è universale non ha colore, non ha religione, non ha provenienza. Oggi per via delle difficoltà economico-sociali che quotidianamente devastano le famiglie, c’è una “ragionevole” indifferenza per ciò che accade ogni giorno all’esterno.

Chiunque accetterebbe volentieri un qualsivoglia aiuto morale o economico, sperando che magari il futuro prospetti qualcosa di migliore. Quanto conta nella vita, avere un appoggio dalla famiglia, da un amico o ancora più gradito da un estraneo che ti tende la mano perché vuole darti una speranza e nel farlo non può che ricevere gioia oltre che darla.

La solidarietà è un concetto che sta scomparendo nel tempo, perché richiede sacrificio fisico, intellettuale o materiale ed oggi siamo tutti concentrati e rivolti ai nostri sacrifici. Ma con chi dovremmo prendercela? Sicuramente con chi ci governa, ma soprattutto con noi stessi, perché non vediamo al di la del nostro naso. Sbattere la porta in faccia a chi appartiene al lato marcio della società, non significa risolvere il problema, perché esso rimane e col tempo prolifererà fino a diventare ingestibile. A noi fa comodo tale comportamento, perché forse apparteniamo ad una categoria sociale che ci permette di sbarcare il lunario ogni giorno. Quella vita marcia per noi è solo una vetrina da osservare e forse compatire senza far nulla per cambiare le cose. Vi siete mai chiesti da dove ha origine la criminalità e perché esiste? Credo che la criminalità più grande abbia il volto dell’indifferenza e  che sia alimentata dal bramoso desiderio di ricchezza che fa parte della natura umana.

Non chiudiamo le porte a chi chiede aiuto, perché forse un giorno ci potremmo ritrovare nella stessa condizione e pregare il Signore che le cose cambino, grazie forse all’intervento di  “qualcuno” che invece di voltarci  le spalle, si metta a disposizione e ci offra il proprio aiuto. Sono convinta che nessuno ha scelto di vivere in un ghetto tra la povertà, la sporcizia, la criminalità, la violenza, lo spaccio, la prostituzione e l’ignoranza. Forse pensate che queste persone siano artefici della loro condizione? Mi rifiuto di crederlo.

Rosalia Nappa

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2 commenti

  1. Complimenti, bell’articolo.
    Ci voleva, dopo le vergognose affermazioni fatte sul profilo Facebook dal primo cittadino di Lucera (e dai suoi commentatori) dove si è davvero toccato il fondo, un mix inquietante di mancanza di solidarietà/razzismo/egoismo/ignoranza, gente che poi la domenica ha anche il coraggio di andare a messa, davvero schifato da un’ipocrisia squallida e devastante.
    Sicuramente una delle pagine più amare della storia di Lucera nel dopoguerra, da cancellare quantoprima insieme alla scelleratezza di chi l’ha scritta.

  2. La guerra e la storia hanno insegnato ai meno giovani che appena la solidarietà viene meno e razzismo ed egoismo diventano imperanti, allora bisogna iniziare a preoccuparsi sul serio.

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