pdbizz

Il PD di Lucera tra comunicati, rabbia e stalinizzazioni

di Pasquale Trivisonne

Nonostante l’intero sistema politico lucerino sia stato pesantemente ridimensionato dalla vittoria di Antonio Tutolo, a circa un mese dalle elezioni amministrative, nei partiti e nelle liste civiche, nessuna analisi è stata offerta ai cittadini per spiegare la pesante sconfitta subita.
Quella che si autodefiniva la “politica con la P maiuscola” ha nei fatti rinunciato a qualsiasi confronto con la cittadinanza, preferendo il silenzio all’analisi delle ragioni della propria disfatta.
Per capire quali potrebbero essere le strategie che metteranno in atto i principali partiti di opposizione (PD e Forza Italia), restano solo i post in rete di qualche singolo militante e i comunicati diffusi in questi giorni soprattutto da parte del Partito Democratico.
Se i primi non fanno testo perché esprimono opinioni personali, i secondi meritano un degna attenzione, perché dai toni e dal linguaggio utilizzato anticipano quella che potrebbe essere la  strategia futura.
In  quello relativo alla vicenda di Daniela Marcone, che ha messo in forte imbarazzo il PD di Capitanata, costringendolo a prendere le distanze dagli attacchi  fatti nei confronti  della responsabile provinciale e quindi dell’associazione che rappresenta, è evidente l’astio rispetto alla coalizione che ha vinto le elezioni.
Sia i toni che il linguaggio utilizzato rivelano un evidente fastidio per la situazione che si è venuta a creare, che nei fatti ha messo a nudo i limiti di un partito in costante calo di consensi.
L’imbarazzo è stato talmente evidente che è dovuto intervenire persino l’ex segretario provinciale Paolo Campo, per ribadire la vicinanza del partito all’associazione antimafia fondata da don Luigi Ciotti.
Ancora più pesanti del primo appaiono i toni dell’ultimo comunicato dove, tra qualche svarione di diritto amministrativo, si definisce la  coalizione che ha vinto le elezioni e che governa la città come “propriamente estremista stalinista-leninista”.
Il comunicato entra nel merito di un paio di revoche che hanno interessato due delibere licenziate dall’amministrazione Dotoli poco prima delle elezioni.
Il passaggio più rilevante è quello su una revoca che ha interessato un atto di indirizzo teso a valutare la possibilità di privatizzare una serie di servizi cimiteriali.
Nel comunicato, paradossalmente, da un parte si censura l’atto originario, dall’altra, confondendo la legittimità amministrativa di un atto con la sua censurabilità politica, si  fa le pulci ad un atto di revoca che nei fatti annulla la possibilità di privatizzare i servizi.
Se a tutto questo si aggiunge il fatto che l’atto di indirizzo dell’amministrazione Dotoli è stato deliberato pochi  giorni prima del ballottaggio, senza che la vicenda abbia toccato minimante l’interesse del PD e del suo ex candidato sindaco, ne viene fuori una posizione che appare molto strumentale e politicamente debole.
Toni carichi di astio e di rabbia, politicamente irrilevanti, ma che preannunciano quale potrebbe essere  la strategia che metterà in campo questo partito per cercare un minimo di visibilità politica.
Dal contenuto degli scritti è evidente che nel partito sta prevalendo l’ala oltranzista, quella che difficilmente si rassegnerà alla pesante sconfitta subìta.
E’ l’area formata dalla vecchia guardia del partito, quella che più ha risentito degli esiti del voto e che probabilmente cova propositi di vendetta politica a breve termine.
E’ infatti da quest’area che potrebbero essere stati concepiti i due comunicati diffusi in questi  giorni, che in qualche modo dettano anche la linea che dovrebbero seguire i due consiglieri eletti da questo partito, e in particolare dal neo nominato capogruppo consiliare Leonardo Del Gaudio.
Saranno infatti  loro che dovranno dare voce e corpo al partito almeno fino all’elezione del nuovo segretario cittadino.
Bisognerà vedere fino a che punto i due consiglieri asseconderanno questa linea e quanto sarà sostenibile una strategia di questo tipo, che rischia solo di appagare i propositi di vendetta di un nucleo ristretto di persone.
Il paradosso di questa vicenda è che le accuse di stalinismo nei confronti della coalizione di Piazza Pulita cadono mentre sulla pagine di diversi militanti appaiono decise prese di distanze da quella che è stata la conduzione del partito negli ultimi anni.
Quello che si chiede è un  processo di “destalinizzazione” che eviti «la propensione a farsi del male o del suo voler essere per forza estraneo a tutto quello che di positivo si sta muovendo nella società italiana».
Questo è per esempio il contenuto di qualche post apparso sotto la bacheca di Mario Monaco, che pur condividendo fino in fondo le scelte effettuate nelle recenti amministrative, sta approcciando qualche timida presa di posizione nei confronti della vecchia guardia del partito.
Su altre bacheche si legge «di un segretario scelto da un gruppo ristretto di persone e imposto al resto del partito», di un  partito «visto come opaco ed il gruppo dirigente e  screditato. Siamo una banda di capetti in continua contrapposizione». E’ in questo contesto che maturano le accuse di stalinismo nei confronti di altre forze politiche!

 

About Redazione AdessoilSud.it

Replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>