Ballottaggio 2014. Ma Sgarbi per chi tifa?

LUCERA – «Coloro che non hanno radici, che sono cosmopoliti,  si avviano alla morte della passione e dell’umano: per non essere provinciali occorre possedere un villaggio vivente nella memoria, a cui l’immagine e il cuore tornano sempre di nuovo (…)».  E’ una delle frasi più celebri di Ernesto De Martino, il famoso antropologo napoletano che ha fatto conoscere i riti e i costumi del Sud al mondo. Un aforisma che spiega in maniera sublime l’interrogativo che si sono posti centinaia di cittadini che martedì sera hanno assistito all’evento più importante di questa campagna elettorale.

E’ stato Vittorio Sgarbi, il sommo profeta della coalizione che sostiene Giuseppe Bizzarri, a stimolare questo dilemma quando, come un perfetto marziano calato in Piazza Duomo, ha cercato di persuadere il pubblico con un cosmopolitismo a cui è mancata disperatamente l’anima costituita dal “villaggio” di De Martino.

In una Piazza Duomo, che per la prima volta in questa campagna elettorale ha risposto degnamente all’appello del centro sinistra lucerino, si è svolto l’atteso comizio che avrebbe dovuto svelare chissà quali misteri che graverebbero sulla coalizione Piazza Pulita.

Difficile dire quanto abbia inciso l’effetto Sgarbi su una presenza numerica che, pur non essendo paragonabile a quella dell’ultimo comizio di Tutolo, non ha comunque tradito le attese.

Misteri ne sono svelati molto pochi, in compenso però i presenti hanno avuto la fortuna di assistere  ad uno spettacolo che ha costretto persino Vittorio Sgarbi al ruolo di comprimario.

La piega che avrebbe preso la serata si è capita pochi minuti dopo l’apertura del comizio, quando uno degli eletti del PD ha attaccato a testa bassa questa testata giornalistica.

Evidentemente le cronache di questa campagna elettorale non hanno trovato il degno gradimento dell’illustre uomo di scienza. Gradimento però che ci giunge puntualmente dai nostri lettori e da tanti nostri estimatori presenti in tutti gli schieramenti politici, che anche durante il comizio ci hanno manifestato tutta la loro solidarietà.

Per quanto riguarda i contenuti, forse sarebbe più opportuno parlare di ostilità sparsa a piene mani, che ha trasformato l’evento in un corpo a corpo che non mancherà di suscitare risposte,  polemiche e magari carte bollate.

Come spesso è successo in questa campagna elettorale, Giuseppe Bizzarri ha aperto ancora una volta il suo intervento in difesa, parlando più di quello che vorrebbero fare gli altri, che di quello che intenderebbe fare lui.

E’ passato subito all’attacco, elencando una serie di punti deboli del programma elettorale presentato da Antonio Tutolo, ma soprattutto concentrando l’attenzione su tre nomi di spicco di Piazza Pulita.

Un pesante scivolone lo ha preso quando a proposito della proposta di questa coalizione , che per abbattere i consumi energetici pubblici vorrebbe installare una pala eolica a gestione comunale nel territorio lucerino,  ha affermato che questo non è possibile perché lo vieterebbero precise disposizioni regionali.

E a questo proposito ha citato il cono visivo, imposto dagli Uffici regionali sul Piano Urbanistico Generale, teso a salvaguardare la visuale del Castello e dell’Anfiteatro romano da eventuali costruzioni edilizie.

Il candidato sindaco non solo non ha tenuto in  considerazione che una proposta simile era presente nel programma elettorale del centro sinistra che elesse Vicenzo Morlacco, ma ha anche dimenticato che una delle ricchezze dell’Ente comunale è costituita da circa 700 ettari di terreno, che in passato l’amministrazione Labbate decise di vendere.

E’ proprio su una parte di questi terreni, che rientrano negli agri di Lucera, Volturino, Biccari e Pietra Montecorvino, che in passato si voleva costruire un parco eolico comunale.

A finire nel mirino, oltre al nostro giornale,  sono stati in prima battuta l’ex segretario del PD Fabrizio Abate, l’ing.Gianni Di Croce e naturalmente Antonio Tutolo, a cui è stato riservato il piatto più succulento della serata.

Il nome del primo è spuntato a proposito di una vicenda che interesserebbe due Vigili Urbani di Manfredonia. Il nesso tra il nome di Abate e i due  non è stato mai spiegato, lasciando l’intera piazza nella trepidante attesa di conoscere le eventuali colpe che avrebbe l’ex segretario cittadino del PD in questa vicenda.

L’altro mistero svelato, da fare invidia a quello di Fatima, è quello che graverebbe sull’ing Gianni Di Croce, presunto colpevole di non si sa bene quale colpa, che si sarebbe consumata  quando venne assunto come geometra, con un contratto della durata di sei mesi, presso il Comune di Lucera. Il compito che gli fu assegnato fu quello di disegnare al computer una serie di tavole che interessarono la progettazione di una variante in zona 167 (leggi).

Anche in questo caso nessuno ha chiarito quali sarebbero le colpe che graverebbero sulle spalle del professionista lucerino, lasciando il pubblico presente ancora una volta con la bocca asciutta.

Il piatto forte della serata è giunto però verso la fine, quando Giuseppe Bizzarri si è  scagliato contro Antonio Tutolo.

I toni e gli argomenti utilizzati,  che spesso sconfinavano sul piano personale, sicuramente hanno tradito le attese di chi era giunto in piazza per sentire qualche pezzo del suo programma elettorale.

L’unico intervento politico della serata è stato quello di Vittorio Sgarbi, che subito dopo essersi accorto della presenza di bandiere del Partito Democratico sul palco, tra gli applausi della folla, ne ha subito preso le distanze, chiarendo che «lui non ha nulla a che fare con il PD, che è emiliano, ma non del PD».

Il comizio del noto vip, subito dopo questa precisazione, che ha lasciato l’amaro in bocca a diversi elettori del PD,  si è trasformato in un autentico avanspettacolo, con il pubblico che partecipava con applausi,  fischi e boati di disapprovazione che hanno accompagnato il suo monologo.

Da profondo conoscitore della politica lucerina è salito sul palco lanciando i suoi strali contro una fantomatica Lista della Pignatta, accusata di non poter rappresentare degnamente la città, perché il suo nome non è adeguato a chissà quali standard.

Dopo che dal palco gli hanno suggerito che la lista antagonista è quella della Pagnotta e non della Pignatta, si sperava in qualche ravvedimento. Ha però continuato a ripetere per un’ora sempre lo stesso concetto, che in sintesi è riassumibile in questo modo: «io vi porto all’expo, la pignatta dove vi porta?»

Naturalmente, a pochi metri dalla Cattedrale,  non sono mancante le consuete parolacce che accompagnano spesso i suoi interventi e che magari avranno deliziato le orecchie di chi ascoltava il comizio al chiuso di qualche stanza che si affaccia sul Circolo Unione.

Per quanto riguarda la politica, è stata la grande assente della serata.

Michele Emiliano non si è fatto vedere, «doveva presenziare ai play off»… «è  rimasto bloccato nel traffico di Bari», queste sono le versioni che sono state date in pasto ai presenti per giustificare un’assenza annunciata da giorni.

In questi giorni il sindaco di Bari sta infatti costruendo una rete di relazioni che potrebbero rivelarsi decisive per la sua candidatura alle regionali del prossimo anno. Uno dei cardini della strategia che ha messo in campo è quello di superare le strutture verticistiche  che graverebbero sul Partito Democratico, per aprirsi al fenomeno delle liste civiche, che stanno avendo un peso sempre più determinante nello scenario politico regionale.

E’ in questa ottica che forse andrebbe letta un’assenza, che più che dovuta al traffico appare alquanto strategica. Sempre a proposito di politica, c’è anche da segnalare il tentativo fatto in questi giorni di portare Matteo Renzi a Lucera.

Una folta delegazione del patto si sarebbe infatti recata a Foggia per caldeggiare la presenza del Presidente del Consiglio ad un evento che avrebbe dovuto tenersi in città. Anche in questo caso il risultato è stato negativo. Matteo Renzi potrebbe arrivare a Foggia per bere un caffé, ma senza passare per Lucera. Non sarà sicuramente un problema per gli strateghi del patto, che sono ormai abituati ai teoremi di Vittorio Sgarbi! (Pasquale Trivisonne)

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