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Amministrative 2014. Ciccarone: «E’ tempo di cambiare!»

LUCERA - Amministrative 2014. E’ sempre bello poterle osservare dall’esterno. Capire da occhi lontani quel che accade in provincia, in città, in paese. Lo faremo leggendo un pezzo di Paolo Ciccarone, giornalista di RMC, lucerino di origine e commentatore sportivo, che riceviamo e pubblichiamo qui di seguito.

Sono nato a Lucera, ma non vivo a Lucera. Seguo quello che accade tramite amici, social network e parenti. Lavoro in giro per il mondo, ho contatti di vario livello e varie esperienze con persone della più diversa estrazione e tutte le volte che torno in Italia, non posso fare a meno di fare un confronto.

Un esempio? Ai primi di aprile mi sono fermato un paio di giorni a Dubai a parlare con amici, ci sono dei progetti da sviluppare, pochi giorni prima ero a Kuala Lumpur, in Malesia e poi sono andato in Bahrain. Nel frattempo mi sono sciroppato qualche puntata in giro fra Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Austria e via di questo passo. Insomma, sto più tempo in giro che a casa. Questo che c’entra? C’entra col fatto che ho la fortuna di avere una visione ampia e chiara, di poter fare un confronto immediato di cosa succede all’estero e cosa succede da noi in Italia e parlando di Italia, fare il confronto con quello che vedo in giro, da Milano a Torino, da Roma alla Sicilia, passando per Napoli, e non posso fare a meno di confrontarlo con la realtà di Lucera.

Ora, alla vigilia delle elezioni comunali, mi viene una tristezza nel vedere i candidati sindaci, i programmi e le proposte in circolazione. E dopo aver scosso il capo, mi chiedo come mai la parte buona di Lucera non riesca a coalizzarsi, a far valere le proprie conoscenze ed esperienze per il bene comune. Certo, qualcuno nei vari schieramenti c’è. Il vantaggio di vivere in un piccolo paese è quello di conoscersi tutti, sapere pregi e difetti, storie e prospettive. E visto il potenziale che ha Lucera, mi domando perché in tutti questi anni si sia lasciato cadere così in basso. L’errore fatto dalla classe politica locale è quello di considerare Lucera come mondo a se stante, un posto che comincia a Porta Foggia e finisce a Porta Troia, o a Porta San Severo. Non considerano che Lucera fa parte di un sistema, provincia, paese, che deve per forza confrontarsi col resto del mondo. Pensare a se stessi, autoreferenziali, è il primo errore da evitare. Cullarsi nella tradizione, penso a candidati consiglieri che invitano a pranzo i potenziali elettori offrendo pesce e vino pregiato, quasi fosse un matrimonio, mi fa tristezza. Come mi fa tristezza vedere gente che ha fallito in passato, riproporsi ancora con la stessa faccia e le stesse voglie mai sopite. Rivotarli vuol dire farsi male da soli, restare in quella terra di nessuno dove nessuno vi risolve un bel niente. Penso ai tanti giovani, capaci, brillanti e intelligenti che sono dovuti andare via. E penso ai soliti baroni che, dall’alto della loro professione, si trastullano con giochi di potere che, alla fine, pagherete sempre voi. Mandando via i vostri figli o chiedere per favore qualcosa che vi spetta di diritto. Penso a gente col ghigno autorevole, gente che ha occupato posizioni di rilievo in nome della trasparenza e poi, a casa loro, non hanno mai pagato i contributi ai propri dipendenti. Come fate a fidarvi di questa gente? E come fate a rivotarli? Forse che ve ne è venuto in tasca qualcosa? Forse, ma quello che vi hanno dato in realtà è molto meno di quanto avrebbero dovuto darvi. E voi, non solo piegati a 90 gradi, ma dite anche grazie e l’unica cosa che potreste fare, votare contro, la disperdete nel nulla? Qualcuno gioca a fare il grande politico, ci si spreca con espressioni tipo anatra zoppa. Sì, e fagiani farciti. Ma fatemi il piacere, il senso del ridicolo non vi passa per la testa? Avete un potenziale enorme, una storia di millenni, un insieme di idee e entusiasmo che potrebbe travolgere gli eventi e farli andare come volete e poi andate a votare per i soliti? Non vivo a Lucera, non ho la fatica del quotidiano, del dovermi scontrare con cose che non funzionano, ma so per chi voterei: Antonio Tutolo. Per la semplice ragione che Tutolo è sempre stato fuori dai giochi, ha urlato molto e ha scassato le palle a tanti. Ebbene, dopo aver tanto urlato io non resterei ancora nel dubbio. Per la semplice ragione che da una parte ci sono sempre i soliti, dall’altra uno che ci sta provando, bene o male che sia. Forse non piace, starà sulle balle a chi conta e a chi ha gestito il potere, ma io mi toglierei la voglia di provare. Perché una volta al comando, il buon Tutolo dovrà dimostrare di essere capace di fare quello che ha detto e siccome non avrà una seconda occasione, invece di sputtanarsi per sempre sono convinto che farà bene. E con Tutolo mi piacerebbe vedere insieme la gente per bene, con altre idee politiche (pensarla diversamente non vuol dire essere dei delinquenti) tutti insieme per fare qualcosa di buono. Ecco, l’esperienza internazionale, il girare il mondo, parlare con primi ministri, sceicchi e re, mi permette di vedere certe cose che qualcuno, a Lucera, non riesce a vedere. Un po’ come il criceto che corre sulla ruota nella gabbia, a fine giornata è stanco di lavoro, ma non si è mai mosso da lì.

Smettetela di fare i criceti, aprite la gabbia e se avete voglia di correre, fatelo per qualcosa di nuovo.

Questa è l’occasione giusta, avete una alternativa. La solita, ormai, la conoscete bene. Sapete a cosa andate incontro. La prossima volta che verrò a Lucera spero proprio di vedere aria nuova, qualcosa di innovativo e proiettato nel futuro. Ma dipenderà da voi. Se dovessi votare, non avrei dubbi: Antonio Tutolo. Poi, dovesse sbagliare, la faccia ce la rimette lui, io se sbaglio lo faccio in buona fede. Non ho bisogno di un pranzo a base di pesce o di 50 euro o di un kg di pasta. Ma è un lusso che non tutti possono permettersi. Il vero lusso si chiama dignità, se vi svendete anche quella, allora c’è poco da fare… (di Paolo Ciccarone)

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